Nonostante un certo “ostruzionismo“ da parte del moderatore, cosa mai
successa in altri convegni di questo tipo, si è cercato di sviluppare
un ragionamento per dire che nella situazione data e con tutte le
criticità che andremo ad esporre, la nostra provincia NON ha bisogno
in questo momento di un Nuovo Ospedale Unico.

Il progetto dell’Ospedale Unico, dal costo e dalla localizzazione
quanto mai fluttuanti (250-300 milioni di euro, prima a nord e ora a
sud della nuova stazione ferroviaria di Taggia), non è una priorità.
Non è neanche così indispensabile visto che, pur parlandone da oltre 7
anni, quando il progetto preliminare fu presentato poco distante da
qui e precisamente all’Università, ne abbiamo fatto tranquillamente a
meno continuando il nostro lavoro di sanitari.

Ma non lo è anche perché si vuole fare un ospedale con un numero di
posti letto via via minore: si era partiti da circa 750 posti e siamo
scesi a meno di 600, per un costo che è lievitato di alcune decine di
milioni di euro. E poi con quali caratteristiche: i medesimi reparti,
ovviamente compattati per evitare i famosi doppioni o triploni come se
avere 2 medicine a vocazione spesso geriatrica a distanza di 30 km
fosse un lusso), con un DEA che resterebbe di primo livello, con le
stesse specialità attualmente presenti nei 2 presidi di Sanremo e
Imperia. Anzi, secondo i nuovi parametri, potrebbero sparire dalla
nostra provincia reparti quali la Pneumologia e la Chirurgia
Vascolare, il cui mantenimento richiederebbe un bacino di utenza di
almeno 600 mila abitanti (non raggiunti neanche dalle province di
Savona e Imperia messe insieme!).
Intanto nella nostra provincia stiamo perdendo pezzi di sanità… altro
che rilancio! Un Pronto Soccorso in meno trasformato in Punto di Primo
Intervento e recentemente privato dei 20 posti di astanteria (promessi
nel piano di riorganizzazione dei presidi di Sanremo e Bordighera del
settembre 2011); la ginecologia solo a Sanremo, la perdita della
Traumatologia a Imperia, ecc.

Con l’ultima “controriforma“ sanitaria, in regione Liguria sono stati
persi oltre 800 posti letto, declassati numerosi Pronti Soccorsi a
Punti di Primo Intervento, senza nulla in cambio! I posti letto di
riabilitazione sono ancora lontani dai parametri (0.7 x 1000 abitanti)
specie in questa provincia, le liste di attesa per esami diagnostici,
visite specialistiche, interventi chirurgici in elezione si allungano
a fronte di liste per l’attività intramoenia a pagamento
incredibilmente snelle. Le fughe di pazienti in altre ASL e fuori
regione non si arrestano e pesano per alcune decine di milioni di
euro. Per non parlare di lunghe code ai Pronti Soccorsi e alla
difficoltà di reperire posti letto quando i nostri presidi, sempre più
ridimensionati, sono per così dire a tappo.

Tutte queste forti criticità sono ulteriormente aggravate da una
sanità territoriale che non riesce a evitare i troppi accessi al
Pronto Soccorso ed a soddisfare i crescenti bisogni di salute al
domicilio di una popolazione sempre più anziana e comorbida. E non
dimentichiamo l’insufficiente numero di posti convenzionati nelle Case
di Riposo, che si traduce in rette spesso proibitive per quei pazienti
poco o per nulla autosufficienti per disabilità fisiche o psico-
fisiche.

Tutte queste criticità NON sarebbero risolte da un nuovo e unico
ospedale !!!!

L’annunciata “s”vendita degli attuali presidi di Imperia, Sanremo e
Villa Spinola coprirebbe forse appena un terzo dell’intera spesa!!!!!

Ma intanto diventerebbe l’ennesima occasione per una nuova
speculazione edilizia in una provincia già abbastanza martoriata per
consumo di suolo, mattone-cemento!

E per il resto dei soldi necessari? Si farebbe come a Mestre, ospedale
citato a lungo come riferimento almeno x un certo periodo poi
prontamente messo in soffitta quando si scoprì (anche grazie ad una
trasmissione di Report) che alla fine il costo di realizzazione si
moltiplicò fino ad arrivare a 1 mld di euro a causa dei lievitati
finanziamenti privati a progetto. Si dice che i fondi saranno statali
ma ne siamo certi visto che al Fondo SN si chiede un ulteriore
risparmio di 2-3 mld di euro per il prossimo anno?

In questa situazione di crisi economica sistemica e di povertà
crescenti, a me, a molti cittadini-utenti e neanche a molti operatori
sembra opportuno e strategico spendere una enormità di soldi pubblici
per una struttura che non si traduce in un aumento dell’offerta
sanitaria, per quanto ho spiegato prima, ma che anzi causerebbe
ulteriori disagi ai pazienti e ai loro congiunti per la scadente
viabilità provinciale e per il difficile collegamento entroterra–
costa.

Esistono già diversi ospedali nella nostra regione, quali ad esempio
Albenga, Arenzano, Rapallo, che sono attualmente sottoutilizzati. C’è
bisogno di farne un altro? Tutti i giorni veniamo a conoscenza di
costose opere già realizzate che si rivelano inutili, sproporzionate 
o comunque non prioritarie (vedi il parco ferroviario Roia a
Ventimiglia, o la grande incompiuta del sovradimensionato porto
imperiese, per fare due esempi vicini a noi).

Al di là delle Case della Salute, che svolgeranno essenzialmente
un’attività poliambulatoriale, e delle auto mediche già ora in
sofferenza per la copertura dei turni H24, la realizzazione
dell’ospedale unico con un solo Pronto Soccorso farà sì che non tutti
gli abitanti della nostra provincia avranno le medesime chances di
essere assistiti segnatamente nell’urgenza a causa delle grosse
differenze nei tempi di percorrenza.

È certamente più razionale che le medesime risorse finanziarie
destinate nel nuovo ospedale unico di Taggia, siano finalizzate alla
ristrutturazione e alla valorizzazione dell’esistente che deve passare
attraverso un potenziamento dei servizi sanitari per migliorare la
qualità, snellire i troppo lunghi tempi di attesa e ridurre le “fughe
“ dei pazienti, un forte investimento sul personale (che significa
anche occupazione), il rilancio della medicina preventiva, il dossier
sanitario elettronico di ciascun paziente fermo ancora al solo ambito
provinciale, la continuità assistenziale ospedale-territorio non solo
a parole ma nei fatti.

A proposito della cosiddetta centralità della persona all’interno del
percorso assistenziale, tante volte richiamata dai relatori nel
convegno di ieri, vorremmo segnalare che ormai dal gennaio 2014 la
Regione Liguria ha interrotto i rimborsi per i costosi alimenti ai
pazienti nefropatici (circa 100 euro al mese a paziente per un totale
di poche centinaia di migliaia di euro l’anno per l’intera regione!)
con il rischio di avere un maggior numero di ingressi in Dialisi, gli
inevitabili disagi del paziente e il cospicuo aumento dei costi
sociali, visto che per un singolo paziente in Emodialisi all’anno si
spendono circa 35-40 mila euro di soldi pubblici!!!!).