Ancora morti e feriti a causa di frane e crolli in Italia: tutto perché non esiste alcun lavoro di riassetto idrogeologico e si continua a cementificare il territorio, aggravando storici problemi ambientali e infrastrutturali. Queste morti non sono dovute a cause naturali, ma principalmente all'ignavia di governanti che non fanno nulla per mantenere il territorio in uno stato decente. Per queste ragioni, il P.R.C. va proponendo a livello nazionale un piano pubblico di riassetto del territorio che abbia come priorità la prevenzione e la protezione ambientale e che consenta di impiegare in  urgentissime attività di utilità sociale decine di migliaia di persone senza lavoro.
Le avversità atmosferiche di questi giorni stanno colpendo duramente anche la nostra regione e la provincia di Imperia.
Qualche giorno fa, l'Ordine provinciale degli architetti ha reso noto di condividere le ragioni della protesta che ha portato le imprese edili a tenere la 'serrata' che ha avuto luogo lo scorso 29 ottobre. Riguardo a questa presa di posizione, che ci è sembrata un pò riduttiva, siamo certi che all'interno del mondo delle professioni che hanno a che fare con l'edilizia e con i lavori pubblici, segnatamente di quella degli architetti, vi siano sensibilità e orientamenti cui non sta bene il modello di sviluppo che si è lasciato dominare nel nostro territorio per decenni, fino ad oggi. Siamo certi, cioè, che sono  numerosi gli architetti e gli urbanisti che non pensano che 9/10 porti e porticcioli turistici realizzati o da realizzare lungo pochi chilometri di costa e milioni di metri cubi di edificazione consentiti nel territorio siano le risposte giuste ai problemi sempre più avvertiti di uno sviluppo realmente sostenibile.  La cosa vale anche per l'occupazione, messa in ginocchio da una crisi provocata per molti versi proprio dalle tante speculazioni che si sono fatte: perché la situazione cambierà in positivo solo se se si avrà il coraggio, da parte di decisori pubblici, professionisti, imprenditori e sindacati, di capire che occorre dare risposte alla crisi di lavoro e occupazione non pretendendo un ulteriore aumento del consumo di suolo e dei carichi insediativi, ma promuovendo una vera riconversione ecologica del modello di sviluppo e indirizzando il settore delle costruzioni sulle priorità della manutenzione, del recupero, del riuso, della manutenzione e del restauro. Come pure, su opere pubbliche che abbiano come finalità quella di migliorare la qualità ambientale e la messa in sicurezza del territorio. Occorre smettere una idea 'sviluppista', sostanzialmente trasversale a centrodestra e centrosinistra, imperniata su una ipertrofica edificazione, e saper coniugare i limiti delle risorse naturali con le esigenze di vivibilità dei cittadini e dei territori.
Alcune avanzate realtà nazionali, come quella del gruppo Eddyburg, lo stanno sostenendo da tempo. Ci auguriamo che anche nella nostra provincia, dove comunque esistono risorse professionali e capacità progettuali importanti, si apra un'adeguata discussione pubblica che coinvolga e dia voce a tutti gli attori implicati, a partire da cittadini e lavoratori, per tornare a fare urbanistica in senso alto e una attività pianificatoria che  finalmente privilegi la salvaguardia ambientale e metta mano, con una razionalità che può venire solo da vera partecipazione civica, ad uno sviluppo che sinora è stato gravemente e colpevolmente disordinato e pretenzioso. 
Prima che sia troppo tardi.


Pasquale Indulgenza
segretario provinciale P.R.C.
e capo gruppo P.R.C. al Comune di Imperia