Lenin, nel "Discorso sull'educazione al primo congresso di tutta la Russia" pronunciato nel 1918, disse: «I lavoratori hanno sete di conoscenza perché hanno bisogno di essa per vincere».

Nel mondo contemporaneo la conoscenza può essere condivisa in forme che in quegli anni non si sarebbero mai potute immaginare: i tempi dei volantini ciclostilati sono praticamente tramontati e la comunicazione istantanea è ormai una realtà quasi per tutti. Questo è il motivo principale che ci ha portati alla creazione di questo piccolo sito, una specie di "bacheca" visibile in tutto il mondo: offrire un po' di conoscenza in più, al di là di quanto è disponibile oggi sul caotico mercato dell'informazione digitale. Sappiamo però che nel nostro territorio l'uso di Internet, specialmente tra i cittadini un po' avanti con gli anni, non è diffuso come in altri paesi: abbiamo quindi strutturato il sito in modo che sia possibile realizzare facilmente copie stampate delle pagine, da distribuire a chiunque ne faccia richiesta.

Gli argomenti che tratteremo in questo sito non saranno limitati a quanto riguarda il solo comprensorio dianese: nella misura in cui, volenti o nolenti, siamo stati trasformati in "cittadini del mondo", ci occuperemo anche di altri contesti e di altre realtà che, direttamente o per strade tortuose, ci possono toccare. Chi lavora con il turismo, per esempio, sa benissimo quale influenza nefasta per l'economia del Golfo Dianese possa avere un crollo del potere di acquisto dei salari e delle pensioni tedesche; non parliamo, poi, delle conseguenze che potrebbe avere un incidente in una delle centrali nucleari della valle del Rodano, a sole tre ore di vento da noi...

Non vogliamo naturalmente entrare in concorrenza con i giornalisti: vogliamo anzi offrire loro uno strumento in più, che faciliti il loro lavoro. Tutti i nostri testi sono infatti rilasciati con una licenza chiamata "Creative Commons" che ne permette il riutilizzo gratuito da parte di chiunque, alla sola condizione di citare l'autore.

Nei prossimi mesi, a livello provinciale, ogni Circolo di Rifondazione si doterà di un proprio sito: sto appunto usando il nostro non solo come mezzo di comunicazione, ma anche come "piattaforma educativa" per preparare alcuni operatori che si occuperanno della manutenzione dei vari siti. Con le interfacce per "non esperti" è molto facile creare un sito web, ma è ancora più facile farselo vandalizzare se non si sa come operare in sicurezza. Poiché sappiamo che, usando un termine eufemistico, siamo "fastidiosi" per molte forze politiche e sociali, la nostra prima preoccupazione è quella di evitare intrusioni indesiderate.

Il compagno prof. Alberto Burgio, direttore del Dipartimento di Filosofia dell'Università di Bologna e membro della Direzione Nazionale di Rifondazione, ha inviato al Circolo Dianese un messaggio di sostegno e ringraziamento: «Questa iniziativa dei compagni del Circolo Dianese non è solo frutto di un impegno generoso, di militanza e di passione politica che di per sé testimonia che il cuore di comunisti in questo Paese è ancora vivo e forte, a dispetto di ogni tentativo di fermarlo. È anche una sacrosanta risposta all'aggressione di inedita violenza oggi in atto contro i diritti del lavoro e gli stessi cardini della democrazia costituzionale, a cominciare dal diritto ad essere informati. Grazie quindi alle compagne e ai compagni di Diano anche per questa nuova iniziativa, che non dubito susciterà l'interesse e la concreta collaborazione di tutte le forze che sul territorio si battono in difesa della giustizia sociale e della dignità del lavoro.»

Il compagno Burgio ha ancora una volta dimostrato come i vertici del nostro Partito siano attenti a quanto avviene alla base, persino nei circoli piccoli come il nostro.

www.rifondazionedianese.com

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Il PRC –Federazione della Sinistra  provinciale è fortemente contrario all’accorpamento dei 2 punti nascita di Sanremo e Imperia che insieme fanno circa 1500 parti all’anno , ciascuno comunque ben al di sopra del tetto di 500 , stabilito  dalla Regione.

Ora la Regione volendo innalzare il tetto a 1000 parti anno troverebbe una giustificazione

 ( solo aritmetica ! ) per chiudere tale servizio. Le continue variazioni di parametri in sanità 

( ora quello per i  parti, ora il numero di posti letto per mille abitanti, ecc) , fanno pensare  ai livelli  stabiliti di tossicità di alcuni inquinanti dell’aria e dell’acqua , anch’essi soggetti a pericolose oscillazioni !!!

In una provincia come la nostra, con scarsa viabilità e impegnativa morfologia del territorio, accorpare a Imperia ( tutt’altro che baricentrica ) il Punto nascite significa allontanare un servizio di “ vitale”  importanza  dai cittadini che  sempre più spesso saranno chiamati non solo a fare lunghe liste di attesa per esami clinici ma anche lunghi incolonnamenti in  strada !

Tale accorpamento inoltre richiederebbe  ingenti spese per allargare il reparto a Imperia , quando invece si parla di ristrutturazione della rete ospedaliera!

Invece di accorpare , bisognerebbe realmente impedire le fughe di partorienti verso il Gaslini e ad esempio una Rianimazione neonatale-pediatrica garantirebbe un parto sicuro anche per quelle gravide affette da complicazioni nel periodo preparto.

 

 

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Le scriviamo rispetto alle parole da lei usate nei confronti del presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Hugo Chávez: "Non vorrei che dopo Berlusconi venisse fuori Chávez. O il Parlamento riprende il suo ruolo o non c'è libertà per nessuno". Queste parole lasciano intendere che: 1) Chavez rappresenterebbe il peggio anche rispetto a Berlusconi; 2) in Venezuela non ci sarebbe libertà per nessuno. Ed esprimono chiaramente una totale mancanza di conoscenza rispetto alla situazione latinoamericana in generale e venezuelana in particolare.

a) Il governo di Hugo Chávez gode, com’è noto, di una pessima pubblicità: per gran parte dell’informazione "ufficiale", il presidente venezuelano è un caudillo e un populista, quando non esplicitamente un tiranno. E ciò malgrado gli innumerevoli processi elettorali che ha attraversato, tutti vinti tranne uno, quello del referendum sulla riforma della Costituzione venezuelana nel 2007. Sconfitta serenamente riconosciuta dal presidente (e, oltretutto, di strettissima misura, 50,7% contro 49,3%: percentuali che, se fossero risultate invertite, avrebbero di sicuro fatto gridare la destra alle frodi e al colpo di Stato). E vorremmo farle notare che la Costituzione in vigore prevede anche la possibilità di revoca di ogni carica elettiva, a cominciare da quella presidenziale, a metà mandato.
b) Negli anni del suo governo, Chávez ha proceduto a nazionalizzare i grandi depositi di idrocarburi presenti in Venezuela e ha usato le risorse del petrolio per migliorare servizi pubblici come educazione, salute e trasporti, per rispondere alle necessità di milioni di poveri delle favelas e dei quartieri popolari, prima completamente esclusi da qualunque servizio pubblico. Inoltre, lo Stato garantisce l’accesso ai beni alimentari al prezzo di costo, senza scopo di lucro, attraverso una rete locale di negozi che non è statale; assicura l’accesso gratuito alla sanità, attraverso il sistema cubano del medico di famiglia, grazie al quale oltre ventimila lavoratori della salute abitano e convivono con il popolo nei luoghi più poveri e lo assistono con la prevenzione, la fornitura dei farmaci e ogni cura necessaria (la maggior parte di questa popolazione non conosceva neppure un medico); garantisce anche l’accesso all’educazione attraverso vari programmi educativi, che vanno dall’alfabetizzazione di adulti e adolescenti fino a programmi diretti a tutti i giovani che vogliono andare all’università (oggi il Venezuela è considerato dall’Unesco un Paese libero dall’analfabetismo. Un caso raro, tra i Paesi dell’emisfero Sud).
c) In condizioni tanto avverse a causa di un’eredità economica segnata dalla dipendenza totale dalle esportazioni petrolifere, dalla mancanza di organizzazione sociale e dall’assenza di un progetto politico che unifichi le forze popolari del Paese, la grande sfida del governo Chávez è quella di riuscire a costruire un progetto di sviluppo duraturo per il Paese. Chávez ha finora formulato due linee distinte e complementari di riflessione. La prima viene chiamata "Progetto di sviluppo endogeno". Endogeno, qui, significa che il popolo e tutte le forze produttive del Paese dovrebbero spendere le proprie energie affinché in ciascuna regione venga organizzata la produzione sia agricola che industriale dei beni necessari alla popolazione. Si innescherebbe così un processo di produzione di ricchezza locale, di distribuzione di reddito a livello locale, di creazione di posti di lavoro a livello locale. L’altra idea che Chávez ha introdotto nel dibattito è quella della necessità di costruire un socialismo differente, il socialismo del XXI secolo, prendendo però le distanze dal socialismo reale. Dal punto di vista pratico, il risultato concreto che questo dibattito ha prodotto è stato quello di aprire una discussione tra i lavoratori, affinché essi creino forme autogestite e cooperative di fabbriche e stabilimenti industriali. E questo è accaduto nei casi in cui i proprietari capitalisti sono fuggiti dal Paese o hanno dichiarato fallimento e nei casi in cui lo Stato ha costruito una nuova fabbrica e ha cercato di stabilire una sorta di collaborazione con i lavoratori.
d) Esistono ovviamente, nel processo bolivariano, limiti non irrilevanti: una struttura statale burocratica, corrotta e inefficiente; la presenza, malgrado le incontestabili e fondamentali conquiste sociali, di problemi ancora non risolti, come l’insicurezza sociale, la questione abitativa, la situazione salariale di ampi settori della popolazione. Limiti, questi, che non possono mettere in dubbio i risultati positivi ottenuti in Venezuela da Chávez, nel perseguire la democratizzazione della società, l’ampliamento dei poteri delle fasce popolari e della popolazione indigena, la riduzione della giornata di lavoro, la fine dell’autonomia della Banca Centrale, il divieto del latifondo, il consolidamento dello Stato nel suo carattere pubblico, la realizzazione delle missioni, con cui il governo ha posto la questione sociale al centro della sua sfera di interessi, in ciò seguito da altri governi latinoamericani. E, a livello latinoamericano, la creazione dell’Alba, l’Alleanza bolivariana per l’America, a cui Chávez ha offerto un contributo determinante: una forma di integrazione tra i Paesi che parte dalle necessità dei popoli e dell’ambiente e non dalle necessità del capitale; un processo di integrazione economica e sociale dei popoli e dei governi che potenzia l'uso di tutte le risorse naturali, delle risorse di biodiversità, dell’agricoltura, dell’industria, a favore della soluzione dei problemi fondamentali del popolo e della crisi climatica. Una lotta per l’indipendenza economica dell’America Latina, perché smetta di essere un esportatore di ricchezze per l¹Europa e gli Stati Uniti, e più recentemente per il Giappone e la Cina.
Per tutto questo, siamo convinti che, se dopo Berlusconi venisse Chávez, si aprirebbe per l’Italia una stagione di grandi riforme popolari, una grande promessa di futuro.

Amig@s MST*- Italia/Comitato di Roma
(MST= Movimento dei lavoratori senza terra del Brasile)

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