La presente mozione - all'ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale di Imperia - fa riferimento al testo del Disegno di Legge n. 1360, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati e contenente l’equiparazione dei militari repubblichini di Salò a partigiani militari e deportati nei campi di sterminio nazisti. Essa esprime contrarietà alla proposta e muove una protesta per l’ennesimo tentativo di porre sullo stesso piano chi combatté per la libertà di tutti gli Italiani e chi, invece, come afferma lo stesso testo in discussione, “scelse la difesa di quel regime ferito e languente che quella libertà aveva tolto agli italiani”.

 

Il documento impegna il Sindaco e la Giunta ad intervenire presso il Governo Nazionale e il Parlamento per sensibilizzare dette istituzioni ad assumere posizione contraria al Disegno di Legge in argomento.

 

La mozione è stimolata anche dalla considerazione dei seguenti aspetti: 

 il fatto che la Provincia di Imperia è medaglia d'oro per la Resistenza;

che proprio qualche giorno fa il Comune di Imperia ha inaugurato il busto eretto alla memoria di Alessandro Natta, protagonista della della Resistenza e della vita democratica del Paese;

che in questi giorni ricorre il 65esimo anniversario della morte di Felice Cascione;

dell'avvenuta celebrazione del sessantesimo anniversario della Costituzione repubblicana.

 

Per opportuna conoscenza, la mozione proposta è stata inviata, tra gli altri sodalizi, all'ANPI Provinciale, all'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea della Provincia di Imperia, alle SOMS di Oneglia e di Porto Maurizio, all'ARCI Provinciale, ai sindacati confederali CGIL,CISL, UIL.

 

 

MOZIONE

 

Il Consiglio Comunale

 

 

considerato che

 

 

è attualmente in discussione alla Camera dei Deputati il testo della Proposta di Legge n. 1360, presentata il 23 giugno scorso, contenente l'equiparazione dei militanti repubblichini di Salò a partigiani, militari e deportati;

rilevato,

 

in particolare, che per i primi sono previsti il conferimento di onorificenze e il riconoscimento di vitalizi;

 

ritenuto

 

che si tratta dell'ennesimo tentativo di porre sullo stesso piano chi combatté per la libertà di tutti e l'affermazione di principi democratici e chi, invece, come afferma lo stesso testo in discussione, scelse la difesa di quel "regime ferito e languente che quella libertà aveva tolto agli Italiani”;

 

ricordato

 

che la Provincia di Imperia è Medaglia d'oro per la Resistenza antifascista;

 

esprime

 

la propria ferma contrarietà verso l'iniziativa in argomento;

 

impegna

 

il Sindaco e la Giunta ad intervenire presso il Governo Nazionale e il Parlamento, anche per rappresentare le ragioni di detto dissenso e, nel contempo, a sensibilizzare la Provincia di Imperia e la Regione Liguria affinché anche dette Istituzioni intervengano e assumano posizione contraria alla proposta di legge;

impegna

 

altresì il Sindaco e la Giunta a pubblicare sui mezzi d’informazione a disposizione del Comune il testo della presente mozione.

 

 

 

 

.


__,_._,___

Se vuoi pubblicare un commento, contattami e provvederò a pubblicarlo. Grazie.

Commenti


fermiamo questo indegna ed assurda equiparazione

Pubblicato da barbesi giancarlo il 22/04/2009 00:42:52


Giornalisti, politici, economisti sembrano oggi aver "scoperto" l'esistenza di una "crisi" dell'economia, della politica e della società, che ha in realtà origini molto più antiche.
Perché la situazione per la maggior parte del pianeta non è mai stata molto differente.  Ma è stata rimossa e negata per tanti anni, come se quanto si stava delineando all'orizzonte non fosse che una fantasia o una paranoia di qualche visionario.
Un aspetto di cui pochi si rendono tuttavia conto è come la catastrofe in cui stiamo sprofondando sia direttamente ricollegabile ad una seconda crisi.  Quella della democrazia basata sulla rappresentanza.  Vittima sempre più negli anni di spinte verso forme di governo autoritarie e della corruzione diffusa dei vertici del potere politico.  Eppure basterebbe guardare l'esempio di tutti quegli Stati nel continente africano e asiatico in cui a regimi dittatoriali e corrotti corrispondono condizioni di vita tra le più misere, nonostante il territorio sia ricco di risorse naturali.
Il livello di benessere sociale è da sempre stato strettamente dipendente dal tasso di democrazia, e non è possibile pensare di scindere le due cose.  Non è quindi nemmeno concepibile una qualunque forma di dittatura illuminata, quale che sia la forma che essa possa assumere.  Perché ogni regime ove il potere reale sia concentrato nelle mani di pochi sarà sempre di per sé incompleto e fortemente squilibrato.
Per motivi semplicemente logici, ancor prima che etici.
Del resto, non sembra davvero esservi via d'uscita, almeno nel contesto attuale, all'enorme livello di corruzione che caratterizza la Pubblica Amministrazione, un problema che assume connotati particolarmente gravi in Paesi come l'Italia.
Viene da pensare che molti politici non sarebbero forse nemmeno mai stati dove si trovano se non avessero garantito il mantenimento di questo sistema.  Basato sul convogliare fiumi di denaro pubblico nelle tasche di imprenditori compiacenti, truccando le gare d'appalto o addirittura scavalcandole, gonfiando il valore dei lavori in corso d'opera e riservando quindi una congrua fetta della torta per sé e per il proprio giro di clientele.  È una storia vecchia, che molti si sono illusi fosse stata debellata con le inchieste di Tangentopoli.  Ma da allora la corruzione è tutt'altro che scomparsa ed anzi si è allargata, fino ad investire ogni partito politico con responsabilità di governo.

È una piaga grave perché ci impedisce tra l'altro, per mancanza di fondi ma anche per una precisa volontà politica, persino di poter fare affidamento su servizi pubblici degni di un Paese civile.  Al momento del bisogno, ciascuno non può quindi fare altro che provvedere per sé, avendo come unico punto fermo la famiglia e gli amici.  Oppure è costretto scendere a patti con politici e faccendieri del posto.
Concetti come "stato sociale universalistico", "indennità di disoccupazione", "pensione di cittadinanza" sono sempre stati del tutto ignorati, quando non apertamente disprezzati dal dibattito politico e rimangono addirittura sconosciuti ai più.
Ma anche se ciò non dovesse bastare, oggi gli effetti pratici della collusione della classe politica con interessi economici di parte sono davvero sotto gli occhi di tutti.  La rovinosa crisi economica di fine 2008 è stata diretta conseguenza delle scelte e delle omissioni che sono state fatte dai leader politici mondiali nel corso di questo decennio, mentre da più parti si levavano voci di allarme che venivano del tutto ignorate. Quando non messe a tacere con la forza, come avvenuto al G8 del 2001.
Chi riveste ruoli di potere sembra poi essere del tutto impermeabile a ciò che accade intorno a lui, come se non facesse parte del contesto che dirige.

Sono in molti ormai ad essere esausti di tutto questo.  Lo testimonia il successo dei tanti libri che raccontano nel dettaglio gli abusi della "casta" politica.  Ma anche il crescente astensionismo e l'apatia diffusa al momento del voto.  Molti si recano infatti oggi alle urne spinti solamente dalla paura, o dall'odio.  Contro una delle due parti, per respingere il pericolo che essa possa peggiorare ulteriormente la situazione.  Senza capire che non vi può essere via d'uscita che passi attraverso l'alternanza di forze che non si distinguono minimamente su ciò che conta veramente: il conseguimento dell'interesse collettivo, anziché quello di gruppi ristretti e selezionati di clientele.
Tuttavia, il problema principale è l'assenza dell'immagine di un futuro possibile.
Senza infatti che vi sia una valida alternativa, pronta a sostituire in toto l'esistente, è quasi scontato che, a seguito di un rivolgimento generale, un regime uguale o peggiore del precedente possa prendere il sopravvento.  Lo insegna la storia di tutte le rivoluzioni che si sono succedute nei secoli.

Proponiamo quindi di iniziare a lavorare assieme su di una via del tutto nuova: trasferire il potere deliberativo direttamente nelle mani dei cittadini.  Intesi come singoli individui, e non rappresentati da gruppi dirigenti formalmente eletti in maniera democratica.
In realtà non è qualcosa di poi così nuovo.  Non è altro che ciò che la democrazia dovrebbe essere veramente, se venisse interpretata nel vero senso del termine.
Le uniche ragioni plausibili per cui si è finora ritenuto che il sistema rappresentativo fosse l'unico praticabile sono di ordine pratico, non certo di sostanza.  Dovute perlopiù all'estensione degli Stati moderni e alla loro popolazione.
L'utilizzo delle tecnologie informatiche e telematiche consente oggi di superare tali vincoli dovuti alle distanze, rendendo possibile discutere ed arrivare a decisioni condivise in tempo reale anche a gruppi vastissimi di persone.
Ad oggi tali sistemi sono in una fase di sperimentazione avanzata, ed è possibile già visionarne e provarne con mano alcuni, come ad esempio Webarchia (http://www.webarchia.org) un sito che dimostra come sia possibile, sebbene in forma semplificata, realizzare un processo legislativo completamente "dal basso" mediante Internet.
Grazie a tali mezzi, ognuno può contribuire con le sue idee e le sue intuizioni all'individuazione delle soluzioni migliori, coprendo ogni possibile aspetto di ciascuna problematica secondo la propria competenza e sensibilità individuale.  Qualcosa che sarebbe assolutamente fuori dalla portata di qualunque assemblea elettiva, per quanto essa possa essere democratica, onesta ed in buona fede.  Perché essa non potrebbe in ogni caso eguagliare la somma dell'enorme patrimonio umano insito in ciascuna persona.
Qualcuno sostiene che la stessa cosa sarebbe possibile anche facendo pressione sui partiti politici tradizionali.
Abbiamo tuttavia fin troppa esperienza di come non vi sia alcuna garanzia che questi si comportino in maniera conforme a quanto espresso dalla propria base.
Inoltre i partiti sono uno strumento riduttivo di espressione della volontà dei cittadini.  Può infatti capitare che l'opinione di un elettore su un determinato tema non coincida esattamente con quella del suo partito.  Oppure semplicemente che una sua idea, del tutto valida e compatibile in teoria con la sua parte politica, non sia compresa nell'agenda del partito che ha votato ma paradossalmente in quella di un partito avversario!
Non di semplice partecipazione occorre parlare quindi, ma di un vero e proprio controllo diretto dei cittadini sulle decisioni che li riguardano.

La democrazia diretta ha molti nemici.  Soprattutto tra coloro che fondano la solidità del loro ruolo nel sistema attuale.  Personaggi pronti a gettare fango su ogni proposta che vada in tal senso, sostenendo che si tratti solo di un tentativo di distruggere ciò che è costato secoli di lotte: la democrazia parlamentare ed i partiti.  In realtà è piuttosto l'ultimo tentativo di realizzare finalmente ciò a cui tali lotte miravano, ed il cui senso è stato invece snaturato dalle oligarchie che si sono insediate stabilmente al potere.
La democrazia diretta è in effetti l'esatto contrario della cosiddetta "antipolitica". Vuol dire prendersi delle responsabilità, agire secondo coscienza, ed avere ben chiaro come si vuole rimpiazzare l'attuale dominio dei partiti, non limitarsi a distruggerli.

Tra i suoi detrattori, alcuni tendono a ridurre la democrazia diretta all'esercizio di un voto di tipo referendario, limitato all'approvazione o meno di quesiti preconfezionati.  Oppure peggio la accostano ai sondaggi senza valore statistico pubblicati sui giornali.
Essa è invece qualcosa di molto più complesso, che non può prescindere da un impegnativo lavoro di gruppo.  Un processo continuo di confronto creativo per cercare di arrivare ad una posizione condivisa dal maggior numero di cittadini, e non una semplice "dittatura della maggioranza".

Un'altra categoria di obiezioni, forse più giustificabili, nasce dallo scarso livello di conoscenze, tecnologiche e non solo, comune alla maggior parte della popolazione.
A questo si può cercare di venire incontro organizzando normali incontri di gruppo nei quali raccogliere le proposte e le idee di quanti non siano in grado di partecipare telematicamente.  Uno o più addetti provvederanno quindi ad immettere i dati nel sistema, alla presenza degli interessati, allo scopo di garantire la massima trasparenza.
Ovviamente sarebbe opportuno, nell'ambito di tali riunioni, introdurre ove possibile tali persone all'utilizzo delle tecnologie, in modo da risparmiare risorse in futuro.
Un altro scoglio è dato dall'ignoranza settoriale di alcuni, che tenderebbero ad esprimere giudizi emotivi e non derivati dallo studio razionale delle questioni trattate.  Anche a questo può essere posto rimedio, prevedendo incontri di formazione con la partecipazione di esperti, distribuzione di materiali stampati o video, oppure per chi abbia dimestichezza con il mezzo informatico, una semplice serie di collegamenti a pagine web da consultare, tratte ad esempio dalla Wikipedia.

Altra questione in ballo è quella dei requisiti economici.  Non tanto per la costruzione ed il mantenimento dei sistemi informatici, quanto per l'organizzazione degli incontri di persona e l'attività di formazione.  Senza contare il tempo che le persone dovrebbero regolarmente dedicare alla politica.
In realtà dovremmo piuttosto paragonare tali costi a quelli della politica attuale, considerando solo che centinaia di migliaia di persone in Italia vivono oggi esclusivamente di politica, con stipendi assolutamente fuori dalla realtà del mondo produttivo!  Tenendo poi presente che essi non sono che una frazione infinitesimale del gigantesco fardello che grava sul Paese causato dalla corruzione ad ogni livello del potere direttivo e dai suoi effetti sul bilancio.  Che si manifestano nel costo più che triplicato di ogni opera pubblica e dalle clientele ramificate che arrivano a coprire un numero di persone talmente elevato che forse non potrà mai essere stimato con esattezza.

Un problema notevole da trattare è poi quello della demagogia e della strumentalizzazione del consenso, oggi praticati su larga scala in ogni luogo del mondo.  In una democrazia diretta non devono infatti esistere leader carismatici che tentino di influenzare le opinioni dei più deboli.  Inoltre nessuna parte deve mai godere di uno spazio maggiore sui mezzi di comunicazione rispetto alle altre.
Dovrà quindi anche essere affrontato seriamente il tema di una rigida regolamentazione degli spazi politici su tutti i media.  Non solo su quelli pubblici, ma anche su quelli privati.  Per evitare che gruppi di interesse particolarmente facoltosi possano acquistare inserti pubblicitari allo scopo di influenzare l'opinione pubblica.  Qualcosa a cui ad oggi purtroppo sembrano essere contrari gli editori di ogni orientamento politico.

Alcuni partiti minori hanno proposto nei loro programmi di concedere facoltà ai cittadini di revocare gli eletti in qualsiasi momento.  Questo non è purtroppo sufficiente, poiché anche un solo provvedimento errato e per sua natura non revocabile potrebbe causare conseguenze disastrose.  Basti pensare all'indulto del 2006, di fronte al quale la semplice rimozione dei responsabili non avrebbe potuto comunque porre rimedio al danno.
Inoltre la revoca degli eletti dovrebbe essere considerata davvero come l'ultima risorsa a disposizione, e in taluni Paesi come l'Italia sarebbe necessario ricorrervi talmente spesso da causare un'instabilità di governo pressoché completa.  Non è questa quindi la strada da percorrere.

La democrazia diretta sposta piuttosto l'attenzione dalle persone alle idee.  Non sono più quindi i partiti ed i loro esponenti ad essere eletti, ma le idee e le proposte.  Non più legate ad un singolo nome, gruppo di persone e men che meno ad un politico o partito, ma considerate solo per i loro contenuti, ed integrabili da chiunque lo ritenga necessario.
Sono quindi le decisioni che devono poter essere votate o revocate in qualunque momento, ogni qual volta un gruppo consistente di cittadini si esprima in tal senso.

Il novero degli attuali rappresentanti ricopre in questo sistema un ruolo di ratifica formale di decisioni che sono state in realtà già prese dai cittadini.  Hanno diritto ad esercitare il proprio voto, ma esso viene conteggiato alla pari di quello di chiunque altro, e nessun potere supplementare può essere da questi esercitato.
Nessuna decisione può quindi mai essere presa a porte chiuse, ma tutto deve passare attraverso il sistema di discussione e voto collettivo aperto a tutti i cittadini.
Essi possono comunque anche costituire una "riserva" di votanti, nel solo caso in cui un numero di cittadini troppo esiguo partecipi alla discussione e al voto su di un determinato argomento.  Magari perché semplicemente vi è un generale consenso su una decisione molto semplice, di buon senso e non particolarmente articolata che si profila all'orizzonte.
Si tratta di casi che dovrebbero verificarsi sempre più raramente in una democrazia diretta funzionante, ma che occorre prevedere per garantire ad ogni modo una governabilità, senza che al contempo i cittadini debbano rinunciare all'esercizio del potere deliberativo, ogni volta che ne sentano la necessità.  In tali frangenti, nessuna decisione verrebbe comunque approvata immediatamente, e resterebbe aperta ai cittadini la possibilità, entro un intervallo di tempo di un mese, di revocarla e di riaprire il dibattito.

Tale sistema, togliendo ai rappresentanti ogni effettivo potere sulla decisione finale, risolve alla radice tutta una serie di problemi oggi di scottante attualità.  Rende ad esempio inutili le intercettazioni telefoniche dei politici e dei pubblici funzionari, poiché diviene impossibile ogni episodio di corruzione e concussione, e consente quindi di limitarle ai reati più gravi, liberando risorse preziose.  Vanifica ogni potenziale conflitto d'interessi.  Persino l'avere avuto delle condanne penali in passato assume importanza del tutto marginale, quanta ne potrebbe avere per chi svolge un qualunque altro lavoro di responsabilità limitata.

Tali principi possono essere estesi non solo ai politici, ma anche agli amministratori locali ed in genere ad ogni autorità che abbia oggi un potere decisionale dotato di autonomia.  Questo vuol dire che, ad esempio nelle aziende pubbliche, la dirigenza ricoprirà esclusivamente un ruolo di gestione delle risorse.  Tutti i dati finanziari dovranno essere costantemente mantenuti pubblici, per legge, ed ogni decisione in materia di bilancio, fino alle singole voci di uscita, potrà essere valutata ed eventualmente bocciata dai cittadini prima che diventi effettiva.  In mancanza di opposizione da parte dei cittadini, le decisioni si considereranno approvate.
Ciò consentirà di utilizzare in maniera molto più razionale i fondi di cui dispongono i Comuni.  Potendo dotare finalmente le nostre città di tutti quei servizi che attendono da lungo tempo, e provvedendo finalmente a risolvere i tanti problemi di agibilità delle strade e di decoro degli spazi pubblici.
Il contrario di quanto avviene oggi, ove milioni e milioni di euro vengono ogni anno elargiti con grande generosità ad imprese private a cui vengono delegati lavori interminabili, costosissimi e mal realizzati.  Oppure bruciati affidando la gestione di servizi di base a catene di società in appalto e subappalto, ove l'ultimo anello della catena, i lavoratori, percepiscono compensi da fame in condizioni di lavoro dure e precarie.

Anche nel nostro piccolo, la situazione non è del resto molto dissimile, ed induce a riflettere.
Sanremo è tra i Comuni d'Italia che possono contare sulle disponibilità finanziarie più alte in relazione al numero dei suoi abitanti, anche grazie alla presenza del Casinò.
Ma questo non sembra essere sufficiente nemmeno a farne un luogo che regga il confronto con le località turistiche della vicina Costa Azzurra.
L'avvicendarsi negli anni di varie giunte non ha cambiato di molto le cose, ed anzi il denaro è stato utilizzato in maniera sempre peggiore di anno in anno.  Arrivando addirittura a creare dei debiti per il futuro, a seguito di un uso disinibito ed irresponsabile del ricorso ai mutui.  Il tutto in una sostanziale mancanza di trasparenza di bilancio, culminata con lo scandalo che ha portato alle dimissioni della Giunta.
In occasione delle nuove elezioni stiamo assistendo al solito carosello ove i soliti partiti, anche dopo aver ripetutamente fallito negli anni, si ripropongono tali e quali, con gli stessi identici personaggi.  Come se la situazione attuale richiedesse niente più che un'ordinaria amministrazione quotidiana dell'esistente.

Noi vogliamo guardare oltre questo panorama desolato e deprimente, per un'alternativa possibile a questo stato di cose.
Proponiamo quindi di iniziare una serie di incontri pubblici, per iniziare ad illustrare ai cittadini in cosa consiste la democrazia diretta, quali sono gli strumenti con cui essa potrebbe essere praticata, le sue implicazioni e gli effetti pratici che potrebbe avere a livello locale.

Vogliamo che tutto questo non sia che un inizio di qualcosa più grande che verrà, e che dipenderà solo da noi cominciare a costruire.

Massimiliano Alessandri

(questo testo è diffuso dall'autore con Licenza Creative Commons CC-by-nc-sa; per maggiori informazioni vedere http://it.wikipedia.org/wiki/Licenza_Creative_Commons)

Se vuoi pubblicare un commento, contattami e provvederò a pubblicarlo. Grazie.

Al termine di una nuova giornata di guerra in cui è stata colpita anche una scuola delle Nazioni Unite, Tel Aviv ha annunciato di aver raggiunto tutti gli obiettivi e di cessare il fuoco.

Ma senza ritirarsi da Gaza, come chiesto dal segretario dell’ONU Ban Ki Moon.

La tregua appare molto fragile.

Dal 27 dicembre Gaza è stata martoriata dalle bombe dell’aviazione israeliana e dagli attacchi di terra dell’esercito dello stesso Paese.

L’iniziativa bellica ha determinato una tragedia di proporzioni enormi dal momento che in quel fazzoletto di terra vivono oltre 1,5 milioni di persone stipate in una città senza vie di fuga, con i valichi alle frontiere chiuse, sotto embargo di medicinali, cibo, carburante ed acqua.

Dopo 22 giorni di bombardamenti incessanti ed azioni militari di terra il bilancio è drammatico: 1169 morti di cui 370 bambini, oltre 5000 feriti di cui 1700 minori.

Questo massacro di civili inermi ha violato i principi del diritto internazionale e pregiudicato ogni speranza di pace in una terra già segnata da decenni di conflitti.

Più precisamente, come rilevato dall’Associazione Internazionale dei Giuristi democratici, i bombardamenti hanno violato la Convenzione di Ginevra e, in generale, il diritto internazionale per “aver costituito una   punizione collettiva dell’intero popolo di un milione e mezzo di abitanti di Gaza per gli attacchi di pochi militanti; per aver preso  di mira civili in una delle aeree più densamente popolata del mondo; per la  risposta sproporzionata, come dimostrato dalle migliaia di vittime.

Inoltre,  quando Israele aveva  cominciato i bombardamenti non si era registrata  nessuna vittima da razzi da più di un anno.

Infine, Israele, con il blocco della Striscia di Gaza, ha causato mancanza di cibo, medicinali, carburanti ed ha reso pressoché impossibile a medici e ambulanze  recare soccorso ai feriti”.

 

Ora pare che sia stata posta la parola fine  dell’attacco bellico , ma rimane l’assedio di Gaza.

La tregua nasce molto fragile.

Dobbiamo chiedere una pace vera e duratura alle Nazioni Unite che sono state  bombardate ma non hanno mai assunto una  nessuna decisione efficace, all’Europa che si sta sempre più rivelando quello che è: un gigante economico ed un nano politico, un indegno teatrino in cui si sprecano le parole cui non segue alcun atto conseguente  e  soprattutto al Governo italiano , il peggiore di tutti, che si è dimostrato un’accozzaglia di sepolcri imbiancati che ha giustificato e coperto le stragi con parole false e di circostanza e dovrebbe, invece,  farsi portavoce di queste richieste in tutte le sedi internazionali.

Una pace giusta può nascere solo da una CONFERENZA INTERNAZIONALE sotto l’egida dell’ONU che chiami in causa tutti i legittimi rappresentanti delle parti coinvolte.

Obiettivo di tale Conferenza deve essere la fine dell’occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza, la rimozione del Muro e degli insediamenti, il rispetto delle risoluzioni internazionali, inclusa la 194 e la nascita  _nell’affermazione del principio “due Stati, due Popoli”_  di uno stato palestinese nei confini del ’67, con Gerusalemme Est come capitale, che possa vivere in pace accanto a quello di Israele.

 

Se vuoi pubblicare un commento, contattami e provvederò a pubblicarlo. Grazie.

A proposito del previsto aumento del costo del buono mensa che interesserebbe gli alunni delle scuole primarie e secondarie del Comune di Sanremo, pur comprendendo la necessità da parte del Commissario straordinario di intervenire per sanare  il bilancio della nostra città a causa di minori entrate di quelle preventivate, ritengo che il dott. Calandrella dovrebbe individuare altri comparti su cui agire,  evitando così di colpire proprio le famiglie sanremesi che già faticano notevolmente a fare quadrare i propri conti.

La scelta di aumentare il costo del buono mensa, infatti, appare quanto meno inopportuna anche in considerazione del fatto  che il Comune di Sanremo, nonostante le minore entrate previste, può contare su uno dei bilanci più ricchi del nostro Paese per reddito pro-capite (nel 2008 pareggiava ad Euro 210.753.945,06 ) e, ciononostante, tutti i servizi a domanda individuale  (qual è, ad esempio il costo della mensa scolastica) comportano  una copertura complessiva dei costi da parte dei cittadini sanremesi pari al 68,89,  molto di più, pertanto, dei  minimi previsti dalla legge.

Inoltre, non sfugge a nessuno come la nostra città sia una delle più povere quanto ad offerta di servizi, pur potendo contare su entrate straordinarie quali quelle provenienti dalla Casa da Gioco e dalla Convenzione

RAI –Comune.

E’ pur vero che la necessità di ripianare il bilancio comunale deriva dall’esigenza  di coprire il buco determinatosi dalle   minori entrate  da parte del Casinò, ma io penso che sia  profondamente ingiusto che il disavanzo  venga ripianato proprio dalle fasce più deboli della popolazione.

Anche il confronto con i costi dei buoni mensa praticati da altri Comuni dell’imperiese (che non possono contare su entrate straordinarie di alcun tipo), non reggono al confronto.

Basti pensare, ad esempio, al Comune di Camporosso dove il buono mensa costa  2,70 Euro o a quello di Bordighera dove costa  3,00 Euro e comprende pure la merenda durante l’intervallo del mattino.

L'auspicio è che il  Commissario straordinario ci ripensi e non ritocchi il costo del buono mensa, evitando così di appesantire i bilanci familiari delle fasce sociali sanremesi più disagiate.

 

Se vuoi pubblicare un commento, contattami e provvederò a pubblicarlo. Grazie.