Siamo a due mesi dalla scadenza indicata da Don Colombi per lo sgombero definitivo della palestra di Via Barabino e non abbiamo più ricevuto notizie sul come si stanno evolvendo le cose. In attesa che qualcuno ci informi (mi riferisco al Comitato spontaneo appositamente costituito) vorrei ritornare all'incontro di inizio mese tra alcuni amministratori dell’attuale Giunta Borea e parecchi cittadini sanremesi.

Il vice sindaco Andracco, tra i protagonisti dell’incontro, ha poco gradito un mio intervento di critica espresso dopo la sua “versione” sui fatti riguardanti la palestra. Non ero presente a quell’incontro come rappresentante di un partito, come da lui sostenuto. Sono iscritto al Partito della Rifondazione Comunista (partito di sinistra che nulla a che vedere con questa amministrazione che non è affatto di sinistra) ma non ho ne la qualifica ne la qualità per rappresentare il mio partito. Ero presente all’incontro come padre di un bambino che da sei anni milita nel SEA Basket, allenandosi e disputando partite in quella palestra. Conosco perfettamente lo stato di degrado della struttura e conosco molto bene gli impegni che l’attuale Sindaco ha preso con alcuni genitori quando, in campagna elettorale alla ricerca di voti, ha promesso notevoli interventi di miglioria all’impianto. Dopo quindici giorni dalla sua elezione questi impegni erano già decaduti perché si è scoperto che la palestra insiste su un terreno esondabile. Prima dell’incontro ho voluto personalmente accertare quali erano le reali intenzioni di Don Colombi ed ho avuto, come sempre, un cordialissimo scambio di vedute con il Parroco di San Rocco. In quel momento Don Colombi era irremovibile nella sua decisione presa. Magari oggi le cose sono cambiate.

Anche l’Assessore Gorlero era risentito dopo il mo intervento. Si è lamentato del fatto che non si attendeva un’accoglienza leggermente ostile. E che pretende l’Assessore? Rimaniamo senza palestra; in quattro anni di loro amministrazione non sono stati capaci di porre rimedio al pericolo esondazioni possibilissimo su territorio come il nostro; non hanno fatto un benché minimo sforzo per venire incontro alle varie Società che utilizzano quell’impianto; costringono i nostri ragazzi a praticare sport in un ambiente inospitale (vada il Sig. Gorlero a fare pipì nei bagni della palestra o peggio ancora a farvi una doccia), si spogliano in ambienti angusti e freddi; quando piove l’acqua cade sul terreno di gioco attraverso i molti buchi che affollano il telone di copertura rendendo il campo scivolosissimo e quindi pericoloso. E potrei continuare ancora. Non mi piace lo stile Grillo ma in alcuni casi te lo impongono.

La Signora Patrizia ci ha accompagnati, con i suoi interventi su Sanremonews, a questo dibattito e bisogna riconoscerle il merito. Però non mi piace il suo “buonismo”. Anzi il suo “boninismo”. La invito a leggersi lo Statuto del Comune di Sanremo che può facilmente trovare su sito del nostro Comune. Si legga per intero l’art. 4. Lascio a lei e al Comitato il commento che ne consegue. Non abbiamo neanche più il nostro interlocutore istituzionale: l’Assessore allo sport. Se ne è andato e il Sindaco ha pensato bene di non sostituirlo.

Il Comitato però ha incassato la solidarietà del Consigliere Leandro Faraldi. Bene. Da un Consigliere, oltretutto di maggioranza, la solidarietà può benissimo essere espressa con atti e scelte. Sarebbe stato meglio manifestare la solidarietà non votando alla fine dello scorso mese quella parte di bilancio che attribuisce al Sindaco e alla sua Giunta ben 1.463.000 euro per "comunicazione". Tradotto in soldoni il Sig. Borea e i suoi Assessori si ricandidano e noi ne paghiamo la campagna elettorale. Con quei soldi si possono comprare almeno 3 tenso strutture con spogliatoi decenti. E chi si vuole ricandidare si paghi la campagna elettorale di tasca propria.

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L’emendamento salva- premier approvato ieri dalla maggioranza in Senato prevede la sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi sino al 30 giugno 2002 che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado.

Il decreto sicurezza, oltre a mettere al sicuro il premier Berlusconi dal processo Mills ancora aperto, rischia di far saltare le sentenze, previste entro l’autunno, per le violenze compiute dalle forze dell’ordine al G8 di Genova nel luglio 2001.

L’emendamento “ferma processi”, infatti, rischia di bloccare per un anno una serie di procedimenti già in corso, producendo un effetto paradossale sui fatti del luglio 2001  per cui, ad oggi, gli unici condannati sono stati i manifestanti, mentre le forze dell’ordine, che si sono rese responsabili di atti di “macelleria messicana” nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, un giudizio compiuto non arriverebbe più.

Un’autentica beffa, dopo sette anni di indagini e udienze, un atroce atto di ingiustizia per le centinaia di migliaia di persone che hanno vissuto quella straordinaria mobilitazione che oggi anima le lotte sociali di chi rifiuta l’ondata di deriva securitaria che sta investendo il Paese, che se la prende con i più deboli, piuttosto che mettere in discussione un modello economico che produce precarietà di vita, incertezza del futuro ed alimenta atteggiamenti xenofobi, razzisti e repressivi.

Un fatto gravissimo perché, dopo l’archiviazione per l’assassinio di Carlo Giuliani, significherebbe impedire alle vittime della tortura di Stato il giusto risarcimento morale ed economico e rappresenterebbe l’ultimo atto di una lunga serie di silenzi e depistaggi su quello che “Amnesty International” ha definito “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.

Per questo credo che dobbiamo raccogliere l’appello che il Comitato Verità e Giustizia ha rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché blocchi questa vergogna e mobilitarci tutti contro il reiterato e sempre più disinvolto tentativo di calpestare le garanzie costituzionali.

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Siamo persone – storici, giuristi, antropologi, sociologi, filosofi, operatori culturali– che da tempo si occupano di razzismo. Il nostro vissuto, i nostri studi e la nostra esperienza professionale ci hanno condotto ad analizzare i processi di diffusione del pregiudizio razzista e i meccanismi di attivazione del razzismo di massa. Per questo destano in noi vive preoccupazioni gli avvenimenti di questi giorni – le aggressioni agli insediamenti rom, le deportazioni, i roghi degenerati in veri e propri pogrom – e le gravi misure preannunciate dal governo col pretesto di rispondere alla domanda di sicurezza posta da una parte della cittadinanza. Avvertiamo il pericolo che possa accadere qualcosa di terribile: qualcosa di nuovo ma non di inedito.

La violenza razzista non nasce oggi in Italia. Come nel resto dell’Europa, essa è stata, tra Otto e Novecento, un corollario della modernizzazione del Paese. Negli ultimi decenni è stata alimentata dagli effetti sociali della globalizzazione, a cominciare dall’incremento dei flussi migratori e dalle conseguenze degli enormi differenziali salariali. Con ogni probabilità, nel corso di questi venti anni è stata sottovalutata la gravità di taluni fenomeni. Nonostante ripetuti allarmi, è stato banalizzato il diffondersi di mitologie neo-etniche e si è voluto ignorare il ritorno di ideologie razziste di chiara matrice nazifascista. Ma oggi si rischia un salto di qualità nella misura in cui tendono a saltare i dispositivi di interdizione che hanno sin qui impedito il riaffermarsi di un senso comune razzista e di pratiche razziste di massa.

Gli avvenimenti di questi giorni, spesso amplificati e distorti dalla stampa, rischiano di riabilitare il razzismo come reazione legittima a comportamenti devianti e a minacce reali o presunte. Ma qualora nell’immaginario collettivo il razzismo cessasse di apparire una pratica censurabile per assumere i connotati di un «nuovo diritto», allora davvero varcheremmo una soglia cruciale, al di là della quale potrebbero innescarsi processi non più governabili.

Vorremmo che questo allarme venisse raccolto da tutti, a cominciare dalle più alte cariche dello Stato, dagli amministratori locali, dagli insegnanti e dagli operatori dell’informazione. Non ci interessa in questa sede la polemica politica. Il pericolo ci appare troppo grave, tale da porre a repentaglio le fondamenta stesse della convivenza civile, come già accadde nel secolo scorso – e anche allora i rom furono tra le vittime designate della violenza razzista. Mai come in questi giorni ci è apparso chiaro come avesse ragione Primo Levi nel paventare la possibilità che quell’atroce passato tornasse.

Marco Aime, Rita Bernardini, Alberto Burgio, Carlo Cartocci, Tullia Catalan, Enzo Collotti, Alessandro Dal Lago, Giuseppe Di Lello, Angelo D’Orsi, Giuseppe, Faso, Mercedes Frias, Gianluca Gabrielli, Clara Gallini, Pupa Garribba, Francesco Germinario, Patrizio Gonnella, Gianfranco Laccone, Maria Immacolata Macioti, Brunello Mantelli, Giovanni Miccoli, Giuseppe Mosconi, Grazia Naletto, Michele Nani, Salvatore Palidda, Marco Perduca, Pier Paolo Poggio, Carlo Postiglione, Enrico Pugliese, Annamaria Rivera, Rossella Ropa, Emilio Santoro, Katia Scannavini, Renate Siebert, Gianfranco Spadaccia, Elena Spinelli, Diacono Todeschini, Nicola Tranfaglia, Fulvio Vassallo Paleologo, Barbara Valmorin, Danilo Zolo.

Le adesioni possono essere inviate a: razzismodimassa at gmail dot com

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Foglie d'insalataUn accordo tra il Politecnico di Torino e la Coldiretti Piemonte garantirà, a studenti e professori che frequentano la mensa universitaria del capoluogo piemontese, il consumo di prodotti locali che al massimo dovranno percorrere 100 chilometri per arrivare, dal luogo di produzione, al tavolo della mensa.

È una delle tante iniziative "A Chilometri zero" che fioriscono nel Paese, in nome del giusto guadagno per i produttori, di un'efficace lotta alle emissioni di gas serra e polveri sottili durante il trasporto, ma anche di una significativa riduzione della produzione di rifiuti.

Pare che un menù a base di prodotti tipici e genuini (risotto al Castelmagno, coniglio al Civet, frittata ai porri e una fetta di Raschera come dessert) sia molto gradito ai commensali.
E così, mentre il 30% dei pasti confezionati senza cura resta nei piatti e finisce in discarica, i pasti a "chilometro zero", gustosi e saporiti finiscono in gran parte negli stomaci dei commensali.

Perché non provare anche nelle mense della nostra provincia a consumare i nostri squisiti ed unici prodotti locali?

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Sono tanti i motivi le ragioni per indire una consultazione referendaria attraverso la quale i cittadini, adeguatamente informati, si esprimano circa la validità o meno del progetto "Ospedale Unico". Anche se al Comitato Promotore referendario è stato contestato che il quesito in oggetto non fosse di competenza provinciale ma regionale, ci sarà comunque lo spazio per un eventuale ricorso in appello. Comunque restiamo convinti che su un progetto di riorganizzazione così radicale come quello dell'Ospedale Unico sia impopolare e antidemocratico impedire ai cittadini-utenti della Provincia di potersi esprimere responsabilmente.

Ecco le ragioni e le premesse per cui abbiamo pensato di utilizzare uno dei più democratici strumenti consultativi: il referendum:

  • l'intero consiglio provinciale ha votato all'unanimità in data 19 novembre 2007 un ordine del giorno favorevole ad un nuovo (e non unico!) ospedale moderno baricentrico strettamente vincolato al mantenimento degli attuali presidi ospedalieri di Bordighera e Imperia che dovrebbero conservare un certo numero di letti per pazienti con patologie di bassa-media intensità ed un vero Pronto Soccorso.
  • Sulla base della deliberazione n° 29 dell'8 agosto 2006 in ottemperanza all'intesa stato-regioni del 23 marzo 2005, l'obbiettivo da raggiungere è uno standard di posti letto ospedalieri a carico del servizio sanitario regionale non superiore a 4.68 posti letto per mille abitanti di cui: 3.78 per ricoveri acuti e 0.9 per ricoveri di riabilitazione.
  • Sulla base dei dati dei primi mesi del 2008 i posti letto per acuti nell'intera provincia sono 610 di cui 268 nel presidio di Sanremo, 251 in quello di Imperia e 91 in quello di Bordighera più 57 di DHospital e 36 di DSurgery (invece di circa 824 in base alla popolazione della provincia di Imperia di circa 218.000 al 31/05/2007).
  • A tutt'oggi i posti letto di riabilitazione (RSA) sono 86 (contro i circa 196 stabiliti) e distribuiti solo in 2 sedi (60 posti a Costarainera e i restanti 26 a Pieve di Teco) ben lontane da un presidio ospedaliero!!
  • i posti letto accreditati nelle Residenze Protette (RP) sono a tutt'oggi circa 500 e ne mancano altrettanti; tenuto conto anche dell'elevata popolazione anziana in provincia (il 26% ultrasessantacinquenni contro il 19.5 % della media nazionale). Grazie a tale difetto, la ASL imperiese si colloca al 156° posto su 165 ASL italiane per quanto riguarda il n° di posti letto accreditati in RP.
  • Attualmente la ASL 1 imperiese è la più penalizzata rispetto alle altre ASL liguri per quanto riguarda l'indice di posti letto ordinari, l'indice del DH, l'indice dei letti di riabilitazione e quello dei letti accreditati presso le RP.
  • A tutt'oggi i servizi sul territorio (ADI) sono estemporanei ed incompleti; le liste di attesa per visite ed esami strumentali diagnostici superano, in certe discipline, anche i 60 giorni; i tre Pronto Soccorso della provincia sono letteralmente presi d'assalto con lunghissime attese per i pazienti che vi accedono; infine non è infrequente assistere al "tutto esaurito" nei tre presidi ospedalieri e conseguente ricerca di posti letto liberi fuori ASL.
  • La quota capitaria in provincia di Imperia è significativamente inferiore alla quota stabilita di 1884 € all'anno (per il 2007 è stata di 1125 € all'anno contro i 2800 € della provincia di Genova).
  • La composizione fisica del territorio regionale rappresenta indubbiamente un ostacolo all'accessibilità dei cittadini liguri ai servizi sanitari. In particolare esistono molte comunità che risiedono in zone difficilmente accessibili al traffico veicolare e che presentano una struttura delle vie d'accesso tale da richiedere spesso modalità alternative per garantire la tempestività degli interventi ai cittadini ivi residenti (cap. 4.4.2.2. dell'ultimo Piano Sanitario Regionale). Segnatamente il territorio della ASL 1 imperiese è prevalentemente collinare e montuoso con profonde valli che si spingono nell'interno per decine di Km, viabilità scadente con pochi Km di Aurelia "bis" e Aurelia a mare molto trafficata specie nel periodo estivo per la presenza di molte decine di migliaia di turisti e binario unico da S. Lorenzo fino a Cervo. Ciò comporta tempi di percorrenza molto lunghi.
  • Il progettato Ospedale Unico (per il quale non è stata a tutt'oggi reperita una sede certa) prevederebbe 735 posti letto di cui 630 per acuti (invece degli 824 in base alla popolazione provinciale), 50 per DH e 50 per la riabilitazione. Ospiterebbe i medesimi reparti di base e specialistici attualmente presenti nei tre presidi senza alcuna nuova specialità; il DEA resterebbe di I livello. Dunque non si capisce perché dovrebbero diminuire le "fughe" di pazienti altrove.
  • In periferia i tre ospedali esistenti perderebbero tutti i letti di degenza e i Pronto Soccorso subendo destini differenti:
    1. dell'Ospedale di Imperia si conserverebbe solo la palazzina B (Casa della Salute) che diventerà un poliambulatorio più la dialisi, più un posto di Primo Intervento costituito da un medico di medicina d'urgenza ed un infermiere affiancato da un equipaggio del 118 che ovviamente sarà quasi sempre impegnato sulle emergenze territoriali. Tale soluzione è fortemente peggiorativa e a dir poco obsoleta. L'attuale Pronto Soccorso invece prevede 2 medici, uno di area internistica e uno di area chirurgica, sulle 24 ore affiancati da 4 infermieri + personale OSA, l'unità cardiologica - rianimatoria, una radiologia diagnostica di base, il laboratorio analisi per le urgenze, il supporto dei consulenti specialisti, i posti di osservazione breve intensiva (OBI) fino a 72 ore di degenza. Il monoblocco (pad. A) sarebbe venduto per la solita edilizia abitativa!
      Inoltre è prevista la costruzione di un altro edificio denominato Palasanità in via Acquarone a Porto Maurizio sempre con funzioni ambulatoriali, più il servizio di igiene.
    2. stessa cosa avverrà al S. Charles di Bordighera dove sarebbero previsti anche dei letti di Riabilitazione.
    3. il presidio "Borea" di Sanremo sarebbe venduto per la solita edilizia abitativa e verrebbero individuati 2 siti (presso il nuovo Palafiori oppure presso la ex sede dell'ENEL di Via san Francesco) che ospiterebbero i servizi ambulatoriali come per la palazzina B di Imperia.

La Casa della Salute, così concepita nel progetto Ospedale Unico, nascerebbe dunque in sostituzione dei presidi ospedalieri esistenti mentre, rifacendoci al testo "La Casa della salute" a cura di Bruno Benigni, responsabile nazionale pensionati, dovrebbe essere "una struttura socio-sanitaria...che tende a riorganizzare nello stesso spazio fisico ciò che oggi è diviso, frantumato e quindi non funzionale al libero accesso dei cittadini ai servizi socio-sanitari...concepita per bacini di popolazione che vanno dai 5 mila a un massimo di 30 mila abitanti".

Sempre in base al progetto Ospedale Unico, che per altro non prevede l'Unità di Emodialisi!!!, gli oltre 150 emodializzati della provincia di Imperia eseguirebbero il trattamento emodialitico, che consiste nella depurazione del sangue per mezzo di una circolazione extracorporea, non più in strutture ospedaliere, ma in strutture ambulatoriali quali le Case della Salute con tutti i rischi del caso visto che il Nefrologo di turno sarebbe in quasi completa solitudine almeno nel turno pomeridiano.

In un'ottica di riorganizzazione regionale non si capisce perché la provincia di Savona, che ha circa 65000 abitanti in più rispetto a quella di Imperia, abbia 4 Ospedali di cui quello di Albenga appena finito di costruire e pronto a breve per l'inaugurazione. Non si capisce perché la Provincia di La Spezia abbia 75 milioni di euro in più annui, come riconosciuto ultimamente anche dal Presidente della Regione Burlando. Non si capisce perché la programmazione sanitaria regionale debba continuare a privilegiare la Provincia di Genova, invece di distribuire imparzialmente le risorse e i servizi spalmati equamente su tutto il territorio regionale .Col progetto dell'Ospedale unico si assisterebbe ad una drastica diminuzione del personale in servizio (attualmente nel n° di 2620 in tutta l'ASL 1 quindi notevolmente più basso di quello della prov. di Savona, compreso l'Ospedale di S. Corona, che è di 4438 unità).

Per tutte le suddette motivazioni il costituito Comitato Promotore del Referendum contro l'Ospedale Unico chiede di:

Abrogare il punto 4 che recita " costruzione di un nuovo presidio, sede di DEA, nell'area del ponente ligure in sostituzione dei presidi di Imperia e Sanremo" e del capitolo "Costruzione nuovo presidio nel ponente ligure (ASL 1)" Allegato A del Programma strategico di modernizzazione del parco ospedaliero e territoriale regionale.

Abrogare il progetto della Regione Liguria, di un unico Ospedale in Provincia di Imperia così com'è concepito, con sede di DEA di primo livello, ed accorpamento dell'esistente.

Si propone:

Recupero della quota capitaria spettante a garanzia dei L.E.A. (livelli essenziali di assistenza cioè il tipo di prestazioni sanitarie a carico del Sistema Sanitario Nazionale-Regionale), per diminuire i tempi delle liste d'attesa e le fughe sanitarie).

Equità di trattamento e distribuzione dei servizi in Regione ed in Provincia di Imperia;

Recupero delle percentuali stabilite, (accordo Stato Regioni) sui posti letto per acuti, sulla riabilitazione, sulle RSA, sulle convenzioni con le R.P. equamente distribuite negli ambiti dei distretti sociosanitari di: (Imperia – San Remo – Ventimiglia);

La costruzione di un NUOVO Ospedale, non unico, baricentrico, con D.E.A. di primo livello, con tutte le strutture, i servizi, ed i reparti specialistici d'eccellenza

DEVE ESSERE VINCOLATA

al mantenimento degli Ospedali di Bordighera e di Imperia con sede di Pronto Soccorso + OBI e letti di degenza per patologie di media e bassa intensità, cure intermedie, RSA, dialisi, servizi specialistici ambulatoriali e diagnostici con D. Surgery e D. Hospital.

Comitato promotore contro il progetto "Ospedale Unico"

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Cane neroLa sezione imperiese dell’ENPA , con sede in Piazza San Siro 38 a Sanremo, comunica che

venerdì 6 Giugno, alle ore 17, presso il Teatro del Casinò  Municipale

si terrà, grazie alla collaborazione gratuita della Compagnia Teatrale "La luna e i suoi raggi", del Coro "Gli amici della Musica" del M° Brezzo e del Centro di Danza ed attività artistiche "Dance in Motion" di Sanremo,

lo spettacolo

"C'era una volta NEL PAESE DEGLI ANIMALI….."

rivolto principalmente ai bambini delle scuole elementari ed ai ragazzi delle medie inferiori per sensibilizzarli all’amore ed al rispetto per gli animali.

La rappresentazione alternerà cinque favole di Fedro con momenti di canto e danza ed altri di coinvolgimento diretto del pubblico.

Nell'occasione verrà consegnato un premio all'animale che abbia dimostrato particolare sensibilità nei confronti dell’uomo ed all'uomo per particolare amore nei confronti dell’animale.

I premi verranno assegnati  al cane "KIM", meticcio di pastore tedesco della Protezione civile di Taggia, per aver ritrovato una persona, colpita da ictus, dispersa nell’entroterra ed al prof. ENRICO ADLER con la seguente motivazione: "Una vita intera a disposizione degli altri, senza mai dimenticare gli animali".

L'entrata sarà gratuita con la possibilità di offerta libera a sostegno dell’attività dell’Associazione.

Un ringraziamento particolare va alla Casinò S.p.A. per la gentile concessione del Teatro ed a tutti coloro che vorranno intervenire, con l’augurio di buon divertimento, all’insegna dell’amore per gli animali.

LA PRESIDENTE ENPA DI SANREMO E DI IMPERIA

VALERIA FARALDI

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