Martedì sera, nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale, abbiamo conosciuto il Musetti-pensiero su alcuni problemi della floricoltura. A lui ha risposto il Sindaco, dicendosi ancora una volta fortemente interessato a queste tematiche. Nel giro di pochi minuti è stato detto tutto e il contrario di tutto, a dimostrazione ancora una volta di come il mondo politico locale proprio non ci “azzecchi” con la floricoltura. Il Consigliere Musetti afferma che è indispensabile far confluire sul plateatico di Valle Armea tutta la produzione floricola della provincia. Il Sindaco risponde che i commercianti stanno perdendo clienti e spesso i camions partono per le destinazioni finali con carichi incompleti. E Musetti rincara la dose: sul plateatico confluirà anche produzione floricola proveniente da altre regioni d’Italia, soprattutto dal sud. Quindi abbiamo un mercato che langue (dice Borea) e noi lo curiamo con una dose massiccia di merce da smaltire (sostiene Musetti). Sono le nuove teorie di mercato elaborate dalla giunta Borea!!!

Sta prendendo sempre più piede una strana teoria. La teoria della “massa critica” (termine orrendo che sta per “merce introdotta sul mercato”, in pratica la produzione floricola immessa sul mercato) sempre più esigua sia come quantità, che come varietà prodotte. In altri termini la crisi che ha ridotto il mercato dei fiori di Sanremo ad una pulce sul palcoscenico mondiale, è dei produttori che hanno abbandonato molte coltivazioni. Anche questa è una teoria molto strana. Non viene il dubbio a qualcuno che l’abbandono di molte varietà coltivate nella Provincia è dovuto al fatto che queste coltivazioni non producevano abbastanza reddito per i coltivatori? Non si è mai visto in economia abbandonare un’attività perché produce reddito, troppo reddito.

Veniamo alla storiella dell’asta. Ora si vuole fare l’asta perché il deposito frigo non soddisfa le esigenze degli esportatori. Anche in questo caso le osservazioni di Musetti contrastano con i dati forniti da UCFLOR. In un recente editoriale il Presidente di UCFLOR Giordano osserva che “le vendite dei fiori presso il deposito del mercato crescono mediamente del 20% all’anno”.  Quindi se le vendite aumentano con questa velocità, significa che molte esigenze sono soddisfatte. Forse non si parla dello steso deposito frigo. Noi da anni proponiamo una domanda alla quale nessuno, proprio nessuno risponde. La riformuliamo sperando di avere una risposta. Chi dovrebbe sedersi davanti all’orologio dell’asta? Sempre i soliti compratori che frequentano il plateatico, il deposito frigo o le cooperative presenti sul mercato? Se si è meglio lasciar cadere subito il progetto. Ripetiamo ancora una volta: non mancano i sistemi di vendita, mancano i compratori, quelli che  da anni hanno abbandonato il nostro mercato.

Non è chiaro perché si vuole creare una gestione parallela tra UCFLOR e il consulente, coadiuvato da una cooperativa, proposto da Musetti. Appare comunque evidente che si è creata una profonda frattura tra l’attuale amministrazione Borea e la dirigenza di UCFLOR. Stiamo aspettando con impazienza la nuova convenzione per verificare come stanno effettivamente le cose. Non conosciamo la posizione di Musetti nell’ambito dell’ANCEF. Ma appare evidente, ascoltando le sue parole, che molto probabilmente gli esportatori non hanno più fiducia nella gestione UCFLOR.

Infine una nostra curiosità. Il Consigliere Musetti è convinto che l’asta risolverà molti problemi della floricoltura. Lo ripete da molto tempo. Il Consigliere Musetti sa che i compratori all’asta olandese pagano i loro acquisti contestualmente alla conferma dell’ordine e non a 5 mesi come sovente capita vendendo merce alla sua azienda?

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Il circolo sanremese di Rifondazione Comunista, a seguito della decisione del Sindaco Borea di autorizzare l’apertura degli esercizi commerciali il Primo maggio, esprime totale dissenso  in merito alla concessione della deroga, ritenendo tale provvedimento un vero e proprio attacco frontale alla festa simbolo dei lavoratori.

Dopo l’autorizzazione di un banchetto della “Legio Matutia” inneggiante il fascismo, Mussolini e la Repubblica di Salò proprio alla vigilia del 25 Aprile, ora il provvedimento di apertura dei negozi il Primo Maggio apre un varco all'attacco dei diritti dei lavoratori, conquistati attraverso il caro prezzo del sacrificio di vite umane nel corso della storia delle lotte operaie.

L'apertura dei negozi in occasione del giorno della festa del lavoro, più che un servizio ai turisti che verranno a trascorrere a Sanremo alcuni giorni di vacanza nel ponte del Primo Maggio, oltre ad alimentare una cultura del consumismo esasperato, toglie voce a tutti quei lavoratori che subiscono il ricatto della precarietà e sono costretti, come purtroppo accade frequentemente, a rinunciare ai loro diritti.

Per questo Il PRC sanremese ritiene che le organizzazioni sindacali, che ad oggi hanno fatto sentire solo una flebile voce di dissenso, dovrebbero, viceversa, assumere un atteggiamento netto in difesa della dignità del lavoro e dei lavoratori, non permettendo al Sindaco Borea, che ha firmato il provvedimento, di salire sul palco di Piazza Colombo, come previsto, per celebrare  la festa del Primo Maggio.

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Oggi in tutta Italia si è celebrata la giornata della Liberazione.

Il 25 aprile di quest’anno cade in un momento particolarmente difficile per il nostro Paese: le destre hanno riconquistato il potere e i comunisti, che diedero il principale contributo di sangue nella lotta per la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, per la prima volta nella nostra storia repubblicana, non avranno voce nelle aule parlamentari.

Anche nella nostra città si sono tenute le manifestazioni ufficiali, con la consueta scarsa partecipazione da parte della cittadinanza sanremese.

Ieri, vigilia della festa della Liberazione, alcuni giovani della “Legio Matutia”, organizzazione dell’estrema destra sanremese, hanno distribuito materiale inneggiante al fascismo, a Mussolini ed alla Repubblica di Salò.

I ragazzi del neonato “Comitato antifascista territoriale” hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine affinché verificassero se il materiale distribuito fosse compatibile con le norme vigenti e se vi fossero gli estremi del reato di “apologia del fascismo”.

Dai controlli pare che non siano state evidenziate irregolarità, ma io credo che il punto non sia questo.

Il problema vero è che l’autorizzazione al banchetto della “Legio Matutia” proprio la vigilia del 25 aprile è suonata come un'insopportabile provocazione.

Quello che sorprende maggiormente è che il sindaco della città di Sanremo abbia permesso tale provocazione concedendo l’autorizzazione al banchetto e che nessuna voce si sia levata dalla maggioranza civico progressista che governa la città in difesa dei valori della Resistenza.

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Commenti


Hai detto giusto compagna.
Ce li ricordiamo quelli che nel 2004 sostenevano Borea, e che in base a tale scelta si spacciavano come la sinistra e gli antifascisti autentici.
Nessun consigliere sedicente antifascista ha alzato il proprio deretano per intervenire.
A questi e alle loro associazioni ( tali esclusivamente per prendere finanziamenti comunali ) autoreferenziali di riferimento, il Comitato Antifascista Territoriale chiuderà la porta in faccia, possibilmente fratturandogli il naso.

Saluti rivoluzionari

Pubblicato da Daniele De Luca il 26/04/2008 21:53:28


Tiro a volo 6 Vorrei invitare il Sindaco Borea, gli assessore Tinelli e Formaggini ed il Presidente della Seconda Circoscrizione Moroni,  a fare una passeggiata, una volta tanto, anche in zona “Tiro a Volo”  una delle più degradate di Sanremo, sia sotto il profilo ambientale che sociale.

In attesa di un loro  sopralluogo, qualche sintetica informazione sullo stato in cui versa la scala che collega Corso Marconi  a Strada Tiro a Volo, che da un momento all’altro potrebbe crollare, la cui ringhiera è per un lungo tratto mancante e per un altro divelta e su cui, da numerosi mesi a questa parte, si trovano preservativi, avanzi di cibo consumati, spazzatura di ogni tipo ed i resti di un falò, segni evidenti di “particolari” frequentazioni notturne.

Più o meno nella stessa indecente situazione si trova quello che potrebbe essere un meraviglioso punto panoramico o “belvedere”, proprio al di sopra della scaletta sopraccitata.

Anche lì cumuli di spazzatura, erbacce, deieizioni canine, sacchetti e blocchi di cemento abbandonati da molto tempo che  impediscono  il passaggio , peraltro ostacolato  anche da alcuni alberi  ad alto fusto messi a dimora sicuramente nel posto sbagliato (il passaggio è molto stretto e praticamente tutto occupato dagli alberi).

Raggiungendo Strada Tiro a Volo si possono veder da subito cumuli e cumuli di spazzatura depositata al di fuori degli appositi cassonetti.

Più che di spazzatura si tratta di materiali ed  oggetti di ogni genere: bidet,  computer abbandonati, reti per materassi, frigoriferi,  lavatrici , piastrelle rotte……

L’elenco potrebbe essere ancora lunghissimo.

Tiro a volo 12Tutto intorno tanta sporcizia, segno evidente, oltre che dell’inciviltà di chi ha abbandonato i rifiuti, anche del fatto che la pulizia di quella zona non viene effettuata da molto tempo.

Uno spettacolo assai poco decoroso per una città a vocazione turistica!

L’auspicio è  che Sindaco,  Assessori competenti e Presidente della Seconda Circoscrizione vogliano intervenire con sollecitudine affinché la zona descritta venga riportata in una condizione degna di un Paese civile, ponendo fine anche ai numerosi rischi  in cui potrebbero  incorrere le persone  che la frequentano, sia sotto il profilo dell’incolumità, sia sotto l’aspetto sanitario.

A corredo della presente, allego alcune significative fotografie che testimoniano lo stato dei luoghi descritti.

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Non possiamo più tollerare la vergognosa indulgenza delle istituzioni sanitarie e di governo verso quei medici che fanno obiezione alla prescrizione della contraccezione d'emergenza, detta "pillola del giorno dopo". Episodio dopo episodio, denuncia dopo denuncia, ci troviamo di fronte ad una diffusa e vergognosa omertà. E diciamo questo proprio ora, dopo che finalmente si rompe, anche sulla stampa, il muro di silenzio che ha circondato le nostre denunce in tutti questi anni. Ora che, a elezioni ormai sopraggiunte, Livia Turco ha predisposto due numeri, pubblicati dai giornali (0659942378-0659942758) corrispondenti all'Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero della Salute, per "segnalare  casi di rifiuto di certificazione della contraccezione d'emergenza" (la Repubblica, 9 aprile 2008), ora che qualcuno, per esempio il PM della Procura di Roma, nel chiedere l'archiviazione della denuncia presentata nel 2006 da una donna che si era vista rifiutare la certificazione,  incomincia a porre il quesito  se "forse" sia il caso di legiferare sull'obiezione di coscienza dei medici (la Repubblica, 9 aprile 2008).

Ora, forse, si incomincia a capire che cosa è successo in questi anni di "ritardo", in realtà anni di copertura ideologica, maschilista e fondamentalista di gravi prevaricazioni  contro le donne.       

Facciamo dunque sapere che l'UDI- Unione Donne in italia segue con pena e vera angoscia le vicissitudini delle donne che girano da un posto all'altro, elemosinando ciò che spetta loro di diritto...  ma aggiungiamo che daremo voce e azione alla nostra pena.

Quei medici buontemponi (molti uomini e qualche donna, ahimè) che sottopongono giovanissime terrorizzate e insicure, ma anche donne mature e consapevoli, all'umiliante gioco dell'oca che hanno inventato per loro (vai alla casella, salta, fai un passo indietro)  debbono sapere che abbiamo tutta l'intenzione di togliere il giocattolo dalle loro mani.

 A breve sarà attivo il Comitato nazionale delle donne "Quando decidiamo noi", promosso dall'UDI, che  fra i suoi obbiettivi principali prevede proprio il  monitoraggio (dalla parte delle donne) della corretta applicazione della 194, con tutti i suoi corollari.

Vedremo se nell'Italia e nell'Europa del terzo millennio si potranno ancora predisporre queste forche caudine per deridere e disprezzare le donne, se la definizione della funzione di un farmaco deve essere subordinata all'estro del momento o se esistono definizioni convenzionali che debbono valere per tutti.

Gli ordini professionali di medici e farmacisti, le direzioni sanitarie e i sindaci (responsabili ultimi della salute dei cittadini)  avranno in noi un pubblico attento, nel frattempo chiediamo al prossimo governo di liberalizzare subito la contraccezione d'emergenza, togliendo le donne dal ricatto di gente senza scrupoli e anche un po' perversa. Abbiamo aderito alla campagna radicale su questo tema e continueremo ad insistere su tale obbiettivo a breve termine.

Tutti sanno che la "pillola del giorno dopo" è un contraccettivo d'emergenza (definizione ufficiale dell'OMS), praticamente innocua, almeno come lo può essere un farmaco, che è distribuita senza ricetta in molti paesi europei e in alcuni (Norvegia, Olanda e Svezia) è distribuita anche fuori dalle farmacie. Dunque la ricetta è lo strumento di controllo e di filtro che dobbiamo togliere di mezzo.

Contemporaneamente certo pretendendo una sanità civile e sottoposta alla legge e non una giungla dove ciascuno fa quello che gli pare, pretendendo quindi che i santoni dell'embrione, anche virtuale, compiano le proprie pratiche lontani dai luoghi della salute pubblica, ma siccome potrebbe essere una cosa lunga e ci siamo fidate anche troppo della buonafede di dirigenti sanitari, medici e amministratori, intanto diciamo: via la ricetta dalla contraccezione d'emergenza!

Laura Piretti

Udi-Unione Donne in Italia

 

Roma  15 Aprile 2008  
 

UDI - Unione Donne in Italia,
Sede nazionale Archivio centrale
via dell’Arco di Parma 15, 00186 Roma tel 06 6865884
udinazionale@gmail.com  www.udinazionale.org

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"Punto e a capo".

Così intitolava il quotidiano "Liberazione" il 15 aprile, il giorno dopo lo tsunami elettorale che ha cancellato senza appello l’intero gruppo della "Sinistra L’Arcobaleno" dalle aule del Parlamento italiano, con la diretta conseguenza di aver tolto la voce sia alla Camera che al Senato alle quattro forze che la componevano: Rifondazione comunista, Partito dei Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica.

Il rischio è che tale silenzio duri a lungo, considerata la vittoria delle destre di Berlusconi ed i progetti di riforma della legge elettorale che nulla di buono promettono per i cosiddetti "partiti minori".

Allora, punto e a capo?

Va bene, ma da dove ripartiamo?

Prima di tutto credo sia necessaria un'attenta e seria analisi del voto che dia una spiegazione plausibile delle ragioni per cui un consenso elettorale che sino a circa due anni fa si aggirava intorno al 12% ha subito un’erosione che lo ha consumato di ben 9 punti percentuali e si è attestato ad un incredibile quanto devastante 3%.

Tento qua di ricercare alcuna di queste cause, consapevole del fatto che la mia analisi non potrà essere esaustiva, lo sforzo è semplicemente quello di offrire qualche spunto di riflessione.

Voglio partire dalla "Sinistra L'arcobaleno" (quasi uno scioglilingua il nome), costruito in tutta fretta senza alcun coinvolgimento né del corpo di partiti che lo costituivano, né delle aree che a tale progetto avrebbero dovuto fare riferimento.

Tale cartello, privo di storia e di radicamento, è stato probabilmente percepito come qualcosa di misterioso e non è riuscito ad intercettare il corpo dell’elettorato di sinistra; a tutto questo occorre aggiungere la delicata questione del simbolo che avrebbe dovuto, a mio avviso, essere considerata più attentamente.

La Sinistra L'Arcobaleno non ha retto e si è frantumata subito, già sin dal suo debutto sulla scena politica.

Di chi sono le responsabilità?

Non si tratta di cercare i capri espiatori, ma sicuramente i dirigenti dei partiti che del cartello fanno parte avrebbero dovuto essere in grado di fare un’analisi preventiva ed una previsione almeno approssimativa sulla possibilità di buona riuscita del nuovo soggetto politico.

Fatto sta che i risultati del 13 e 14 aprile hanno prodotto una forte accelerazione di svuotamento del ruolo di rappresentanza della sovranità popolare del Parlamento italiano, accelerazione impressa da una campagna elettorale bipartisan tutta improntata sul voto utile e sull'inutilità del voto attribuito ai "partiti minori" al punto che è dovuto persino intervenire il Presidente della Repubblica per ricordare il diritto sancito dalla Costituzione al libero esercizio di voto.

Non è servito, anzi la campagna di criminalizzazione di qualsiasi elettore manifestasse l’intenzione di non votare per il PD o per il Pdl è proseguita più martellante che mai, unita ad un capillare "porta a porta" soprattutto presso i potenziali elettori della Sinistra L'Arcobaleno, che ha prodotto effetti forse inaspettati persino agli stessi dirigenti del PD.

Il risultato è stato un colpo durissimo alla democrazia parlamentare del nostro Paese con un'amputazione della rappresentanza senza precedenti nella storia della nostra Repubblica ed il sistema bipolare o bipartitico, prodotto dagli imitatori del modello "Yes, we can" e frutto di un processo di americanizzazione voluto fortemente dal PD, snatura profondamente la Costituzione vigente nel nostro Paese.

E poi sicuramente un profondo colpo è stato inferto dalle iniziative del governo Prodi, di cui noi abbiamo subito pesantemente le conseguenze.

L'elettorato non ha perdonato alla Sinistra radicale le politiche improntate al liberismo, al bellicismo, al disprezzo dei lavoratori attraverso lo scippo del TFR e la legge sulle pensioni, al culto del padronato ed alla sottomissione al Vaticano e a tutti i poteri forti.

E allora se "Punto e a capo" deve essere, ripartiamo!

Ripartiamo da un forte rilancio di Rifondazione Comunista, rimbocchiamoci le maniche, lavoriamo tutti ad un vero progetto volto a cambiare l'esistente senza ambiguità, rendendo ben visibile e presente il partito già in occasione dei prossimi due importanti appuntamenti del 25 aprile e del Primo Maggio nelle manifestazioni di piazza in ogni città.

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Schede elettorali e telefonini“Il Parlamento che si andrà a costituire con le elezioni del 13 e 14 aprile avrà una percentuale di presenze femminili inferiori a quelle di democrazie più recenti come il Rwanda e altri paesi africani”.

Questa la denuncia di Emily in Italia, l’associazione che da anni promuove l’autonomia culturale e professionale e la presenza delle donne nelle istituzioni pubbliche.

Emily ha cercato in questi anni di costruire un dialogo con i partiti del centrosinistra alla cui area politica si richiama, riconoscendoli come luoghi di organizzazione del consenso.

Il meccanismo elettorale delle liste bloccate avrebbe consentito ai partiti di dare effettivo accesso alle donne nell'assemblea parlamentare e pertanto la responsabilità di quei partiti che hanno scelto di non candidarle in posizione utile alla loro elezione, nonostante le promesse pre-elettorali di alternanza di composizione delle liste, è ancora più grande.

E ciò è ancora più grave dopo il successo ottenuto negli ultimi mesi a livello nazionale dalla raccolta di firme promossa dall'UDI a favore di una legge di iniziativa popolare per il 50 & 50 di donne e di uomini nelle istituzioni.

A parte l'eccezione della Sinistra l'Arcobaleno, continua Emily in Italia nella sua denuncia, il PD, maggiore partito del centrosinistra e gli altri partiti minori come il P.S. e l’Italia dei Valori, hanno totalmente disatteso gli impegni e non hanno lasciato spazio alle donne, anche per una salutare innovazione del mondo politico.

La logica che ha ispirato questi partiti nella composizione delle liste è, come sempre, quella della conservazione di posti in capo a uomini con reiterazione dei mandati anziché quella del ricambio e dell'arricchimento che le donne potrebbero portare.

E questa volta ciò non è frutto delle scelte dell’elettorato, ma espressa volontà dei vertici dei partiti, che non possono pertanto obiettare sulla mancanza di donne disponibili a candidarsi.
Emily intende aprire un confronto autentico con gli uomini e le donne dei partiti del centrosinistra al fine di individuare le ragioni che hanno spinto a tale comportamento, che evidenzia un ulteriore forte segno della profonda crisi in cui versa la nostra democrazia rappresentativa.

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Biciclette«Meno cose, più tempo, più relazioni umane, più divertimento» propone il progetto chiamato New American Dream (www.newdream.org). Non sembra gradevole? Suggerisce sobrietà creativa: vivere con coscienza, autogestirsi di più, comprare meno e meglio. Uscire dai comportamenti fossili, voraci di combustibili fossili e non adatti al futuro. Uscire dalle merci e dai servizi inutili o disutili. Chiamiamoli mali, non beni.
Possiamo ispirarci all'esortazione che fu di Gandhi: «Sii tu il cambiamento che vuoi per il mondo». La riconversione ecologica ed equa dell'economia è una scelta che richiede l'impegno della politica e un eco-orientamento della tecnologia ma passa anche dall'impegno personale. Riorientare in massa gli stili di vita è contribuire a riorientare il sistema produttivo. O quantomeno a sganciarsi dalle assurdità, come le opere distruttive (autostrade per Tir, aeroporti per low cost, inceneritori per risorse rifiutate, centri commerciali e seconde case) e le produzioni sfruttatrici del lavoro e della natura (agrozootecnia intensiva, petrolchimica, settore estrattivo, fabbriche della fatica). Più coerenti e sganciati, diventeremo anche molto più esigenti con la politica: per esempio nel chiedere la riconversione, a partire dallo scandalo delle spese militari.
Che una sobrietà creativa sia una necessità per il salvataggio del mondo a partire dalla spada di Damocle del clima ce lo suggerisce Rajendra Pachauri, presidente dell'Ipcc dell'Onu, che con i suoi rapporti ha sbattuto il caos climatico in faccia all'umanità. Pachauri ha sottolineato «l'importanza dei cambiamenti negli stili di vita» e ha proposto tre azioni immediate: mangiare meno carne, andare in bicicletta, comprare qualcosa solo se ci serve. Come italiani dobbiamo scendere da oltre 8 tonnellate di CO2 pro capite all'anno, a 1,5 per vivere in un mondo che sia equo e sostenibile.
Ma poiché appunto c'è anche «la crisi», vediamo se e come usarla - individualmente e collettivamente - non tanto per superarla riavviando una crescita mortifera, quanto per favorire una riconversione di produzione, occupazione e consumi nella direzione di 3E: eguaglianza, ecologia, empatia.
Più terraterra: vediamo se, essendoci meno denaro in giro, possiamo al tempo stesso far quadrare meglio i conti e diventare più verdi e rossi (più ecologisti e più equi). Sembra di sentire qualcuno: «I prodotti ecologici ed equi costano di più. Chi non ha soldi va al discount!». Risposta: la sfida è un'ecologia che non sia delle contesse, per usare un'espressione di Giorgio Nebbia, ma accessibile a tutti. Però è certo che quel che costa troppo poco ha spesso dietro sfruttamento della natura e dei produttori, insalubrità, scarsa durata. Di fronte a tante cianfrusaglie materiali e morali la sobrietà creativa può diventare un vero piacere: «Scegliamo buone pratiche; l'abitudine ce le renderà gradevoli» (attribuito a Pitagora).

Marinella Correggia è anche autrice de «La rivoluzione dei dettagli. Manuale di ecoazioni individuali e collettive» (Feltrinelli)

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