Marcia di Torino per gli operai della Thyssen-Krupp Il 2007 si è concluso nel peggiore dei modi: è infatti deceduto anche il settimo operaio rimasto intrappolato nel rogo della Thyssen-Krupp la notte tra il 5 ed il 6 dicembre.
Aveva 26 anni ed è morto dopo 25 giorni di atroce agonia per arresto cardiocircolatorio nel centro grandi ustionati del CTO di Torino.
Il 2007 non poteva chiudersi in modo peggiore.
Nel corso dell'anno sono state 1043 le persone morte per lavoro: 1043 famiglie che inizieranno il 2008 con il dolore per la perdita dei loro cari e senza uno stipendio che, in molti casi, rappresenta l'unica fonte di reddito.
"Articolo 21" ha lanciato la proposta a tutti i Comuni d' Italia di spegnere l'illuminazione pubblica delle città o di alcune zone di esse anche per pochi minuti a mezzanotte dell'ultimo dell'anno: il buio, come il silenzio, come mezzo per contribuire a dare il senso dell'immensa tragedia delle morti bianche, una piaga sempre più dilagante divenuta ormai una vera e propria emergenza che può e deve essere sconfitta.

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Riferito al messaggio di Mauro Laura

Sinceramente, io ho sentito qualcosa di diverso: non che non ci fossero iscritti al sindacato, ma che il sindacato ha evitato qualsiasi tipo di intervento, nonostante le ripetute segnalazioni da parte dei dipendenti di quella azienda assassina. Inoltre non bisogna dimenticarsi che sull'indulto, approvato in parlamento l'estate del 2006, che assolveva i padroni rei di infortuni e morti sul lavoro la CGIL e gli altri sindacati non hanno espresso alcuna contrarietà a rguardo. Tantomeno sull'ultimo decreto del precedente governo, che rende il mancato rispetto alle norme di sicurezza sul lavoro un "reato" amministrativo e non penale e che non punisce i padroni che hanno meno del 20% del personale non in regola. Forse è un pò ora di finirla di pensare che gli operai siano tutti degli ignoranti e che non abbiano delle menti pensanti. Gli operai della Tyssen, ripeto, fecero più segnalazioni, il problema è che fu il sindacato a non fare valere i diritti dei lavoratori. Quindi(nonostante sia prossimo ad iscrivermi alla CGIL)una certa diffidenza da parte dei lavorato nei cofronti del sindacato la comprendo, eccome.
Poi magari un giorno si approfondirà il discorso parlando anche dello scippo del TFR perpetrato dalla CGIL & Co., sempre, a danno dei lavoratori.
E' ora di portare avanti una battaglia interna senza precedenti (anche per questo che l'intera sezione provinciale del PCL ha deciso di aderire in blocco nella CGIL per sostenere i delegati più audaci e coerenti con le ragioni per le quali ricoprono tale ruolo).

Pubblicato da Daniele De Luca il 06/06/2008 05:45:59


Le morti sul lavoro sono un dolore enorme ,ma dobbiamo tutti farci qualche riflessione . Se la notizia che ricordo è corretta in quella fabbrica di 180 dipendenti la presenza sindacale ( gli iscritti) erano pochissimi. In questi anni in cui si è detto peste e corna di politica e sindacato anche i lavoratori hanno considerato le organizzazioni sindacali un nemico . E' stato un grave errore : il riflusso , il considerare il movimento collettivo deleterio , insignificante , ha generato trattative deboli e tutele dei diritti conquistati continuamente scalfitti. Vivo in una realtà fortemente sindacalizzata , ma il sindacato è diventato spesso una specie di avvocato d'ufficio . Uno che si fa intervenire solo in caso di bisogno. Non si partecipa , non si elabora una proposta collettiva . Spesso , anche nei consessi provinciali la visione è molto ristretta , una volta si chiamava corporativa . Non dico che sia l'unico motivo , ma certo la perdita di identità di appartenenza esalta il potere di chi ha il denaro e la forza.

Pubblicato da Mauro LAURA il 22/01/2008 01:25:46


MediciÈ stupefacente leggere sulla stampa locale, in questi giorni di festa in cui la gente è forse un pò più “distratta”, come la Dirigenza Sanitaria della ASL 1 mostri tutta l’intenzione di procedere “a testa bassa” nella realizzazione dell’Ospedale Unico. Caparbiamente non vuole tenere conto del fatto che recentemente l’intero consiglio provinciale ha votato all’unanimità un ordine del giorno favorevole ad un nuovo (e non unico!) ospedale moderno baricentrico strettamente vincolato al mantenimento degli attuali presidi ospedalieri di Bordighera e Imperia che dovrebbero conservare un certo numero di letti per pazienti con patologie di bassa-media intensità ed un vero Pronto Soccorso. Non si vuole neanche tenere conto che sempre piu’ amministrazioni comunali, comitati cittadini, forze politiche e singoli cittadini (i veri fruitori sella sanità) esprimano sempre piu’ forti perplessità verso tale progetto che si rivelerebbe un arretramento dell’offerta sanitaria.

I cittadini devono sapere che la tanto sponsorizzata Casa Della Salute altro non è che un grande poliambulatorio provvisto di un minimale posto di “ Primo intervento” composto da un medico “in solitudine” affiancato da un equipaggio del 118 che ovviamente non sarà quasi mai presente in quanto impegnato in chiamate sul territorio. Ebbene questa struttura, privata di posti letto e di un Pronto Soccorso che, per essere degno di questo nome, dovrebbe almeno comprendere un medico internista, un chirurgo, alcuni letti di Osservazione , una sala di terapia intensiva, una diagnostica radiologica e laboratoristica di base sulle 24 ore ed infine un servizio di pronta disponibilità per alcune specialisti (quali ad esempio l’ortopedico, il pediatra e il ginecologo), si sostituirà all’attuale Ospedale di Imperia che ospita oltre ad un Pronto Soccorso , circa 220 posti letto piu’ i letti di DH e D.Surgery. Che fine farà dunque l’Ospedale di Imperia? Sembra che il Monoblocco (Padiglione A) sia destinato (per ragioni di cassa) alla solita edilizia abitativa! Ma perché non lo si legge mai? Inoltre la Casa della Salute non sarà unica , in quanto per metà dovrebbe sorgere nell’attuale palazzina B dell’ospedale e per l’altra metà in un edificio, per altro sottodimensionato, ancora da costruire in via Acquarone a Porto Maurizio dal costo di almeno 14 milioni di €! Insomma anche in questo caso i cittadini del comprensorio imperiese non troveranno tutti i servizi ambulatoriali in unica sede!

I cittadini, a questo punto non solo quelli imperiesi ma dell’intera provincia, devono sapere che il medesimo progetto di Casa della Salute è previsto sia a Sanremo (anche in questo caso in due stabili diversi), dove l’ospedale Borea sarà venduto, sia a Bordighera nell’attuale ospedale S.Charles.

A fronte della scomparsa degli attuali tre presidi ospedalieri, è prevista la costruzione del “fatidico” ospedale Unico provinciale in posizione baricentrica (ma a tutt’oggi non è stato ancora reperito il sito definitivo…forse ora viene indicata la zona a monte della stazione ) di circa 750 posti letto, che sarebbe la semplice sommatoria dei reparti di base e delle attuali specialità presenti nei tre ospedali, senza alcuna nuova specialità , che davvero ridurrebbe le “fughe” di pazienti in altre ASL liguri o fuori regione.

Non convince inoltre la proposta di costituire forme associative di medici di Medicina Generale all’interno della Casa della Salute, perché sarebbe come allontanare tali medici dal territorio cioè dai propri assistiti. I medici di medicina generale dovrebbero essere il più possibile distribuiti sul territorio e , solo così , unitamente ad una riduzione del numero massimo di assistiti (ad oggi 1500!), potenzierebbero l’assistenza sanitaria dei cittadini, facendo meno ricorso allo specialista ambulatoriale o al Pronto Soccorso.

In una provincia come la nostra, con elevata popolazione anziana (di cui il 25 % ha più di 65 anni) concentrata soprattutto nelle zone collinari e nell’entroterra, carentissima nella viabilità, dotata di servizi sul territorio fino ad oggi scarsi ed estemporanei, con lunghe liste di attese per visita e diagnostica specialistica (ma contestualmente rapide liste “intramoenia” a pagamento!), intasamento dei tre Pronto Soccorso, insufficienti e sempre più costosi posti nelle Case di Riposo, la sopracitata proposta di riorganizzazione sanitaria è inaccettabile.

Noi del PRC pensiamo sia utile la realizzazione di un nuovo Ospedale in posizione baricentrica (non unico né così grosso…basterebbero anche 500-600 posti) che racchiuda tutte le specialità attualmente presenti nei tre presidi ospedalieri con l’aggiunta di nuove (quali ad esempio Cardiochirurgia, Oncologia chirurgica, Maxillo-faciale, Medicina Nucleare, Rianimazione pediatrica, ecc.), ma occorre salvaguardare almeno i presidi ospedalieri di Bordighera e Imperia che sono agli estremi della provincia. Questi due ospedali, ragionevolmente ridimensionati per la perdita dei reparti specialistici, dovrebbero però conservare un certo numero di letti di degenza di Medicina per pazienti di bassa-media intensità , accogliere tutti i sevizi ambulatoriali sparsi, ospitare i letti di riabilitazione RSA ( attualmente presenti a Costarainera e Pieve di teco e quindi lontani da un ospedale) e naturalmente un dignitoso Pronto Soccorso con letti di OBI. In tal modo i quasi duecento emodializzati della nostra provincia continuerebbero ad eseguire i loro trattamenti di depurazione ematica extracorporea in Centri Dialisi comunque inseriti in un contesto ospedaliero dotato di una struttura cardio-rianimatoria adeguata e non in completa solitudine come avverrebbe nelle Case della Salute così come previste dall’Amministrazione ASL!

Insomma , la riorganizzazione sanitaria, sicuramente necessaria nella nostra provincia, deve passare attraverso un incremento della risposta sanitaria ad ogni bisogno di salute e non solo essere un modo per ridurre il personale ed investire di meno.

Segreteria Provinciale Partito della Rifondazione Comunista

Dipartimento sanità

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Ciao
Ho anche io ...molto empiricamente raccolto qualche commento all'interno delle mie amicizie "sanitarie". Mi sono sembrati tutti favorevoli a questa idea dell'ospedale unico . Il motivo più citato sarebbe quello che una struttura centralizzata disporrebbe di materiale e capacità di intervento più efficace . Oggi la "frammentazione" e duplicazione delle specialità non sarebbe ottimale per la sanità pubblica. Ovviamente è solo una raccolta di opinioni piuttosto empirica e frammentaria , poco più di una chiacchierata tra amici . L'unica , quasi scontata , contestazione che ho rilevato è il solito disincanto sui tempi e la realizzazione reale di tutto ciò. Ma forse qui entriamo piuttosto nella delusione generale sui tempi della politica
Mauro

Pubblicato da Mauro LAURA il 22/01/2008 01:13:01


A Bordighera si è costituito il COMITATO SPONTANEO DEI CITTADINI DELL’INTEMELIO PER LA DIFESA ED IL POTENZIAMENTO DEL SERVIZIO SOCIOSANITARIO E DEL SAINT CHARLES.
Penso che, analogamente, potrebbero costituirsi altri due Comitati, con le stesse finalità di quello dell'intemelio, sia nel comprensorio sanremese che in quello imperiese.
I tre Comitati dovrebbero riuscire ad aggregare tutte le forze sia della società civile che della politica (ricordo che il progetto Ospedale unico é trasversale al centro-destra ed al centro-sinistra, sia nella nostra Provincia che nella nostra Regione), che sono contrarie alla proposta di Ospedale unico nella Provincia di Imperia.
Credo che in questo modo potremmo essere più forti ed ottenere qualche risultato concreto.

Pubblicato da il 13/01/2008 02:13:47


Fiori di cordoglio davanti alla Thyssen-Krupp di Torino È morto anche il sesto operaio ricoverato il 6 dicembre al Centro grandi ustionati di Genova in seguito al rogo della Thyssen-Krupp.

Nella stessa giornata si sono verificati ben altri cinque incidenti mortali sul lavoro: nello stabilimento Fiat di Melfi un operaio è morto schiacciato dal macchinario su cui stava lavorando, mentre gli altri incidenti si sono verificati in un cantiere di Cecchina nei pressi di Roma, in una fornace di Valenza, in provincia di Alessandria, nell'arsenale di Venezia e presso un centro polifunzionale a Vignola in provincia di Modena.

Alle sei morti occorre aggiungere altri tre feriti gravi sempre per incidenti occorsi sui luoghi di lavoro.

Il bollettino quotidiano di lavoratori deceduti o feriti ci parla ormai di una vera e propria guerra cui ritengo occorra rispondere mettendo al centro di tutte le questioni quella del lavoro, dall'aspetto della sicurezza a quello del salario.

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Gli organi di informazione locali riportavano alcuni giorni fa due notizie riguardanti lo stesso grave problema della violenza alle donne, che in questi ultimi tempi si è particolarmente acuito non solo nel nostro Paese, ma anche nella nostra Provincia, spesso ritenuta ingiustamente tranquilla sotto questo aspetto.

Le cronache del 15 dicembre riferivano, infatti, di due casi di violenza alle donne nella stessa giornata, uno dei quali, purtroppo, con un epilogo drammatico.

A Calvo, frazione di Ventimiglia, una donna è stata uccisa dall’ex marito a fucilate, mentre ad Imperia una ragazza si è salvata in extremis da un tentativo di violenza sessuale, dopo aver subito percosse e lesioni.

Ed è ancora nel ricordo di tutti la giovane accoltellata ed uccisa a Sanremo pochi mesi fa.

La sequenza di abusi, violenze, stupri, omicidi nei confronti delle donne si è fatta davvero insopportabile e credo che sia tempo di reagire energicamente.

Il fenomeno sta diventando sempre più preoccupante e deve farci riflettere, soprattutto in considerazione del fatto che la principale causa di morte delle donne di età compresa tra i 14 ed i 44 anni in Europa e nel mondo è proprio la violenza esercitata da un uomo sulle donne.

Inoltre, l’indagine ISTAT, commissionata dal Ministero delle Pari Opportunità resa pubblica nel 2006, stima in 6milioni e 734mila il numero di donne che in Italia hanno subito violenze fisica e sessuale nella loro vita ed evidenzia che, statisticamente, il maggior numero di violenze si consumano proprio in ambito familiare e che nel 67,1% dei casi sono proprio i partner i principali responsabili.

Assai preoccupante è anche il fatto che in oltre il 90% dei casi le violenze non vengono denunciate.

La violenza sulle donne viene spesso considerato un problema privato, mentre si tratta di una questione sociale che va affrontata nella dimensione pubblica, poiché la promozione e la tutela dei diritti delle donne sono requisiti essenziali per costruire una vera e propria democrazia.

La questione, peraltro recentemente ricordata nella manifestazione assai partecipata del 24 novembre a Roma in preparazione alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre, è un problema che , a mio parere, deve essere affrontato dalle istituzioni, che devono garantire la libertà e la vita dei propri cittadini e delle proprie cittadine.

Per questo penso che le Amministrazioni locali dovrebbero promuovere campagne pubbliche contro la violenza sulle donne, attivando, con metodo sinergico, una rete tra la Provincia ed i Comuni, nonché con le associazioni impegnate su questa tematica, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica in modo permanente e non soltanto in occasione di tragici eventi, con l’obiettivo di debellare radicati retaggi culturali.

Ritengo, inoltre, che occorra rifiutare ogni forma di intervento di tipo emergenziale perché la violenza sulle donne non è una questione di ordine pubblico, ma è un questione sociale e culturale che non conosce differenze di classe, etnia, cultura, religione, appartenenza politica.

Credo che sia più che mai urgente, anche nella nostra Provincia, promuovere un programma di formazione, in raccordo tra scuola, servizi territoriali, centro antiviolenza (che deve ancora essere istituito) , sulle relazione tra uomo e donna, sull’educazione all’uguaglianza e sul rispetto delle differenze.

In questo senso l’auspicio è che la recente legge regionale sugli interventi di prevenzione della violenza di genere e sulle misure a sostegno delle donne e dei minori vittime di violenze, trovi al più presto piena applicazione anche nella nostra Provincia di Imperia, dove appare sempre più improcrastinabile, ad esempio, la realizzazione del Centro Antiviolenza.

VALERIA FARALDI

RESPONSABILE FORUM DELLE DONNE

PROVINCIA DI IMPERIA

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Sono molto d'accordo con quello che hai scritto, tanto è vero che siamo apparse entrambe l'altro giorno su Il Secolo XIX a dichiarare queste cose.
Aggiungo che sono particolarmente d'accordo sulla necessità di un cambiamento culturale, di un'educazione al rispetto delle diversità di genere; la violenza sulle donne, dice il Parlamento Europeo "riflette gli iniqui rapporti di potere tra i sessi".
A Camporosso, dove sono assessore, avendo in atto già il progetto "educazione alla legalità e alla convivenza democratica" insieme a molte scuole, in accordo con questo gruppo di lavoro abbiamo messo in programma adesso dei progetti già attivi in diverse classi per riflettere sugli stereotipi di genere, per un percorso formativo mirato.
Spero che ci siano molte iniziative sul territorio per diffondere una cultura di civiltà che purtroppo ancora ci manca, per sensibilizzare l'opinione pubblica troppo influenzata da una banale informazione mediatica.
Auguri.

Pubblicato da lucia corna il 25/12/2007 13:29:29


E’ morto il quinto operaio ustionato nel rogo della THYSSENKRUPP

Questa mattina é morto il quinto operaio ustionato nell’incendio della Thyssenkrupp.
Una morte annunciata, poiché le sue condizioni erano apparse da subito molto gravi.
Anche gli altri due operai, entrambi di 26 anni, restano in gravissime condizioni.
L’interrogativo resta lo stesso: “è possibile che ancora oggi ci siano molte, troppe cose che valgono più della vita umana?”

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Nessuno potrà dimenticare

A Torino si è consumata l’ennesima strage sul lavoro: quattro morti e tre operai gravemente feriti alle acciaierie THYSSEN-KRUPP, una fabbrica in dismissione in cui già alcuni anni fa si erano verificati gravi incidenti per il mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza.

Di processo in processo, tra ricorsi, amnistie e prescrizioni, è finita che nessuno ha pagato.

La strage di Torino è la dimostrazione che non si tratta di mancanza di leggi e di norme, perché nel nostro Paese le leggi sulla sicurezza sul lavoro esistono già da molti anni, ma piuttosto che i “padroni” possono permettersi tanti lussi, tra cui anche quello di essere al di sopra o al di fuori delle leggi.

La strage di Torino, dicevo, non è causa della mancanza di leggi sulla sicurezza, ma è piuttosto il frutto degli accordi al ribasso da parte dei sindacati , non sufficientemente contrastati con lotte adeguate da parte dei lavoratori, di quei sindacati che, in nome degli “interessi del Paese”, anziché difendere gli interessi ed i diritti dei lavoratori sono diventati piuttosto sostenitori degli interessi dei “padroni” e del sistema capitalista che essi rappresentano.

Un sistema che produce una vita di stenti, di miseria e persino di morte per lavoro per le masse popolari, che rappresentano la maggioranza della popolazione, per mantenere una “casta” di ricchi.

Questa tragedia non può certo essere liquidata con un minuto di silenzio, ma deve servire da monito affinché tutti ci impegnino di più per la difesa e l’ampliamento delle conquiste dei nostri diritti di lavoratori e mette chiaramente in evidenza come sia concretamente impossibile coniugare gli interessi di padroni e borghesi da una parte e dei lavoratori e masse popolari dall’altra.

Non c’é nulla di fatale in quanto avvenuto alle acciaierie di Torino, perchè questa strage così come quelle che hanno visto ancora lavoratori morire per lavoro, non sono altro che il frutto avvelenato del sistema capitalista, che oggi più che mai ha evidenziato il suo totale fallimento.

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