TFR ai fondi pensione? No grazie!

ASSEMBLEA PUBBLICA
GIOVEDÌ 26 APRILE 2007 ORE 21.00

presso il Circolo di Rifondazione Comunista

Via Martiri 478 a Sanremo

Presentazione di Valeria Faraldi della Segreteria Provinciale PRC

Relazione di Sergio Casanova Responsabile Lavoro

della Segreteria Regionale PRC

Dibattito

V ogliono mettere le mani sulle liquidazioni dei lavoratori, trasferendoli sui fondi da investire in borsa, raccontandoci che, poiché ultimamente alcuni Fondi hanno reso più del TFR, in questo modo potremo avere una pensione decente. Ma è una truffa: si tratta di Fondi con investimenti a rischio, mentre
Il TFR ha un rendimento certo e garantito per legge.

Occorre avviare una campagna che non si limiti a smascherare e denunciare la truffa del silenzio-assenso ed a spiegare le ragioni per cui diciamo NO ai Fondi, ma che sia mirata a costituire un’ampia mobilitazione che si colleghi alla questione più generale della difesa delle pensioni pubbliche.


LAVORATORI E PENSIONATI RIBELLIAMOCI!
SI’ A PENSIONI PUBBLICHE DIGNITOSE !
NO ALLO SCIPPO DEL TFR !

NO AI FONDI PENSIONE PRIVATI!


Partito della Rifondazione Comunista Via Martiri 478 Sanremo
tel e fax 0184-508303
email: rifondazionesanremo @ libero.it

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Bandiera della PaceDa quasi un mese Rahamatullah Hanefi è nelle carceri del governo Karzai.
Hanefi e la sua organizzazione Emergency operano da anni nel martoriato Afghanistan a fianco della popolazione civile.
Il loro lavoro è sempre stato svolto in totale indipendenza, fondato sui bisogni e praticato nella assoluta neutralità.
Respingiamo le vergognose dichiarazioni del Governo Karzai, che ha accusato Emergency di fiancheggiamento con i terroristi.
E’ stata invece la fiducia di tutte le componenti della popolazione afghana che ha permesso ad Emergency e ad Hanefi di svolgere un ruolo essenziale nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo.
Chiediamo al Governo Afghano di liberare immediatamente Rahmatullah Hanefi e di creare il clima favorevole affinché Emergency possa riprendere normalmente il suo lavoro.
Chiediamo al Governo Italiano di usare tutti i mezzi disponibili, ufficiali e informali, per ottenere questi obiettivi.
Il ridimensionamento forzato del lavoro di Emergency in Afghanistan non è solo un danno per la popolazione di quel paese, ma per tutti coloro che credono essenziale la presenza civile e l’azione di diplomazia dal basso nelle aree di conflitto.
Prime adesioni: Action, Aprile online, Arci, Assopace, Carta, Cisda, Donne in Nero, Fiom, Forum Ambientalista, Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Left, Libera, Liberazione, Lunaria, Manifesto, Rinascita, Riva Sinistra, Sci, UdS, UdU Un ponte per, ReDS - Rete degli studenti, Tavola della Pace...
Emergency, Attac Italia, Forum Donne Prc, Associazione Umanista Energia per i Diritti Umani Onlus, Rete Artisti contro le guerre, AltrastoriA (Associazione per la mediazione e la cooperazione interculturale), Umanando (Artisti per un mondo senza guerre), Wilpf Italia, Partito Umanista, Prc, Associazione Umanista "Mondo Senza Guerre", Sinistra romana
Per aderire: ufficiostampa @ arci.it

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Giovedì 12 aprile alle ore 21 presso il circolo PRC di Sanremo via Martiri della Libertà 478 si è tenuto un incontro tra gli iscritti aperto al pubblico dal titolo: quale sanità per la provincia di Imperia?

Nella nostra ASL provinciale, già penalizzata rispetto alle altre ASL liguri per la carenza di posti letto sia di degenza che di riabilitazione, dotata di una scadente viabilità e di una insufficiente assistenza sanitaria sul territorio soprattutto nelle località più interne, non sembra per nulla proponibile l'idea di un ospedale unico in valle Armea ed il contestuale smantellamento dei 3 presidi ospedalieri esistenti coi relativi Pronto Soccorso. L'idea dell'Ospedale unico è sostenuta al momento solo da alcune forze politiche, per altro trasversali tanto all'Unione quanto alla Casa delle Libertà.

Il PRC resta fortemente critico verso tale soluzione. Lo stesso Direttore Generale, Renata Canini, ha più volte ribadito pubblicamente l'intenzione di NON chiudere l'Ospedale di Bordighera ma anzi di potenziarlo in alcuni servizi ( es. la nuova Risonanza Magnetica, nuove apparecchiature per la sala operatoria ed il reparto di sub-intensiva).

Noi pensiamo, per come è strutturata morfologicamente la nostra provincia, che i tre presidi ospedalieri debbano restare. E perchè restino anche i tre Pronto Soccorso, davvero capaci di rispondere ad ogni richiesta urgente di salute, devono continuare ad esistere alle loro spalle reparti e servizi fondamentali quali Medicina, Chirurgia, Radiologia, Cardiologia-Unità Coronarica, Rianimazione-Sub-intensiva, Neurologia, Dialisi, Ortopedia, Laboratorio Analisi.

Precisiamo che già ora diversi reparti specialistici non hanno "doppioni" nei tre ospedali, come vanno dicendo falsamente i sostenitori dell'Ospedale Unico, e si trovano SOLAMENTE in uno dei tre presidi vedi Oculistica, Otorinolaringoiatria, Chirurgia Vascolare, Angiografia-emodinamica, Malattie Infettive, Pneumologia, Oncologia e Radioterapia, Nefrologia, Gastroenterologia, ecc.

E' vero la Sanità assorbe oltre i 3/4 del bilancio regionale, ma non si può continuare a risparmiare sulla salute che, se davvero universale ed efficiente, costituisce il fiore all'occhiello di una società civile.

MARIANO MIJ
RESPONSABILE SANITÀ PRC
FEDERAZIONE DI IMPERIA

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Pieve di TecoCi sembra inutile ribadire ancora una volta che la nostra posizione nei confronti dell’uso di fonti rinnovabili per la produzione di energia è totalmente (e da sempre, anche in tempi non sospetti) favorevole; questa scontata premessa, tuttavia, non è servita a spiegare e a rendere ammissibili ad un sereno confronto le nostre obiezioni, che non riguardano il principio bensì uno specifico progetto ed il suo iter autorizzativo.

Ci chiediamo quale sia la logica per cui, a noi che avanziamo dubbi su rendimento energetico, bacino di utenza, disponibilità reale e costante nel tempo di biomassa, metanizzazione del comune (che riduce pesantemente il bacino di utenza), ecc., non viene contestato nulla nel merito; come dire che, essendo la biomassa agro-forestale una fonte rinnovabile, anche se con tempi pluridecennali, qualunque cosa va bene; (con la stessa logica si potrebbe, provocatoriamente, affermare che anche il petrolio è una fonte rinnovabile, basta saper aspettare!)

La risposta all'interpellanza dei consiglieri Vasconi, Morelli e Muratore da parte dell’Ass. Zunino ci pare del tutto scontata rispetto al principio, e del tutto “fuori tema” rispetto al merito delle nostre osservazioni. Dai dati progettuali in nostro possesso - ed agli atti delle assemblee amministrative del Comune di Pieve di Teco e della Comunità Montana Alta Valle Arroscia (CMAVA) -, in particolare dalla Relazione tecnica impianto (elaborato RT01 – Rev. 3 del 20-09-06) del progetto approvato in conferenza dei servizi, e dalla procedura di screening regionale del 27-10-06 , infatti, risulta che la Centrale a biomasse:

  1. Avrà una potenza installata nominale di 10,5 MW e massima di 12,9 MW (pagina 8)
  2. Funzionerà per 296 gg/anno (cfr par. 3.1.7. pag.10-11)
  3. Le ceneri prodotte pari a 888 T/anno, saranno conferite in discarica
  4. Il consumo idrico, solo per i reintegri, sarà di 14 l/s (ca 3,5 mc/h) (errore di calcolo: 14 l/s corrispondono a 50,4 mc/h). (pag. 23)
  5. Conferirà teleriscaldamento ad 85 utenze (pag. 25) (nel P.P. se ne prevedevano 450).
  6. Sarà affiancata da una centrale a gasolio della potenza di 5,5 MW (pag. 16)
  7. La caldaia alimentata a gasolio consumerà, per le fermate ordinarie annuali della caldaia a biomassa, previste in n ° 69 giorni/anno, 197.892 kg/anno di gasolio (pari a 235.586 litri). (pag. 10-11-17)
  8. La caldaia a gasolio utilizzerà gasolio con tenore in zolfo < 0,3 % (pag. 16), ma
  9. “Utilizzando combustibile con tenore di zolfo” (pag. 19)
  10. Il contributo regionale è stato concesso per un impianto cantierabile nel 2001
  11. Sarà alimentata con legna vergine apprezzata a 3, 34 €/qle
  12. Il consumo medio annuo di biomassa vergine è di 25.310 t/anno (pag. 11)
  13. La biomassa vegetale vergine proverrà prevalentemente da zone limitrofe alla centrale

Ma:

  1. Potenza: la conferenza dei servizi ha avuto per oggetto un impianto con potenza termica non superiore a 5MW termici, mentre la CMAVA dichiarava, nella relazione tecnica allegata alla deliberazione n° 15 del 21/07/06: "....la potenza di targa del sistema di combustione indicata in circa 12,9 MW (confermata dalla procedura di screening della Regione Liguria del 27/10/06 a pag 3 della relazione istruttoria n° 321) rappresenta invece la potenza termica dell'impianto determinata sulla base dell'esperienza del progettista e dai margini di sicurezza del costruttore." precisando di seguito che "per completezza si ricorda in ogni caso che in fase autorizzativa dovranno essere denunciati e quindi autorizzati i valori di targa delle macchine e non i valori nominali delle stesse".La giustificazione che il sovradimensionamento sia dovuto alla necessità di avere margini di carico avrebbe senso se si rimanesse nell'ordine delle decine di punti percentuali e non del 200/250 %in più; inoltre la distribuzione di soli 5 MW termici, che in realtà dalla relazione tecnica del progetto e dallo screening regionale sono di circa 1,5 MW, deve essere considerata una limitazione della produzione e non della potenza dell'impianto, anche perché la rimanente potenza viene utilizzata per la produzione di energia elettrica e quindi si utilizza l'impianto in tutta la sua potenza. Il Docup Ob. 2 mis 2.3 ha posto un limite a 5 MW termici sulla base di considerazioni globali di risparmio energetico, con particolare riferimento alle caratteristiche morfologiche della Regione Liguria che rendono impossibile una conveniente (energeticamente parlando) movimentazione di biomassa. Ci chiediamo se il medesimo Ob. 2 alla misura 2.3 avrebbe potuto finanziare una centrale da 500 MW con l'impegno del committente ad utilizzarla solo all'1%.
  2. Periodo di funzionamento: all'interpellanza dei consiglieri regionali Vasconi, Morelli e Muratore, L'Assessore Regionale all'ambiente precisa che l'impianto a gasolio è un sistema di soccorso: ben lo sappiamo, ma sappiamo anche che tale sistema di soccorso funzionerà per 69 giorni all'anno consumando i previsti 235 mila litri di gasolio, pari ad almeno 100 utenze
  3. Ceneri: ci pare un po'strano che non se ne preveda un qualche riutilizzo anche parziale, vista la provenienza da biomassa vergine
  4. Consumo idrico: l'acqua sarebbe prelevata da pozzo (visitare il sito) o per sollevamento dall'alveo dell'Arroscia: è opportuno osservare che, nella Relazione tecnica sul processo produttivo del progetto Comandini (ovvero il progetto definitivo della centrale) commissionato, approvato e pagato (cioè condiviso) si legge (pag. 13): "…le seguenti necessità e le scelte conseguenti: 1) eliminare le fumane prodotte dalla torre raffreddamento per limitare l'impatto ambientale e per l'indisponibilità di acqua sufficiente alla condensazione in ciclo aperto (1,5 q.li/ora), per cui il Committente ha optato per un condensatore ad aria.…” .-Nel 2003 si riteneva, pertanto, che 150 l/h non fossero disponibili e che avrebbero provocato delle fumane, mentre nel 2006 esiste la disponibilità di ben 50.400 l/h. Una così grande quantità di acqua che viene utilizzata per la condensazione, si suppone, non può non avere ricadute sull'ambiente circostante e pertanto dovrebbe essere verificato se tali quantità sono disponibili, se provocheranno un aumento dell'umidità (trovandoci in un fondovalle molto stretto e a ridosso di un viadotto della statale 28), a che temperatura saranno reimmesse nel torrente visto che non sono previste vasche per il raffreddamento.
  5. Metano: dal 2001 è operativa nel comune di Pieve di Teco una rete distributiva del metano, alimentata da carri bombolai contrariamente a quanto affermato (pag: 12 Relazione Tecnica P.P.(2003): “Pieve di Teco non è un comune metanizzato”): se per metanizzato si intende collegato alla rete nazionale, ciò corrisponde al vero; ma a tale rete, erano, già un paio di anni fa, collegate circa 120 utenze: ad oggi praticamente tutto il centro storico ha rinnovato il sistema di riscaldamento ricorrendo al metano od a caldaie autonome di diverso tipo che garantiscono elasticità individuale (e quindi risparmio), a basso inquinamento (e con riutilizzo agricolo delle ceneri, nel caso di pellets o legna). Inoltre, il comune di Pieve di Teco non ha 1500 abitanti (riferimento al solo capoluogo) come affermato a pag 5 della relazione descrittiva del P.P.); dall’ultimo censimento risultano, infatti, 1349 residenti su sette frazioni + il capoluogo; circa 900 nel solo capoluogo, distribuiti in maggioranza lontano dal centro storico e non raggiungibili dalla rete di teleriscaldamento; circa 200 famiglie nel centro storico; infine, la rete di teleriscaldamento, contrariamente a quanto affermato (pag. 3 elaborato RT01 – Rev. 3 del 20-09-06), a detta dei tecnici che curarono un paio di decenni fa il rifacimento dell'antico cunicolo, e dello stesso Ente Comune, non può transitare in esso per via Mario Ponzoni, mentre il tratto di cunicolo che raggiunge il Convento dei Cappuccini, al di là delle leggende rurali, è un'antichissima, ed ancora efficiente, tombinatura del ruscello che, spesso impetuosamente, discende dalla località Barcheti,
  6. Gasolio: la caldaia a Gasolio brucerà molto più gasolio di quanto, anche negli anni addietro, siano mai stati bruciati a Pieve di Teco e dintorni, con una produzione imponente di inquinanti atmosferici.
  7. Tempo di funzionamento a Gasolio: spiace contraddire l'assessorato all'ambiente, ma la relazione tecnica è molto esplicita: non si tratta di soccorso eccezionale (peraltro discutibile), ma di normale attività annuale media per 3 mesi.
  8. Anidride solforosa: l'anidride solforosa prodotta utilizzando il gasolio con le caratteristiche indicate (tenore in zolfo < 0,3%) sarà una vera calamità per la zona che, seppure con estremo ritardo, tenta di vendersi e certificarsi ambientalmente, visto che:
  9. “solo con un tenore in Zolfo”
  10. Cantierabile: a inizio 2007 non risulta alcunché di tangibile, se si eccettuano alcuni movimenti di ruspa, spacciati per inizio attività a fine 2006, ma riguardanti, nei fatti, alcune sistemazioni della falda dello smarino del materiale estratto dalla costruenda galleria della statale 28 (statale che, per inciso, transiterà praticamente sopra il camino di centrale).
  11. Prezzo legname: oggi la legna da ardere, (a pie'di bosco, pezzata 1,20 m) ha un prezzo che si aggira sugli 8 € /qle.
  12. Rendimento:il progetto preliminare prevedeva una quota di trasformazione del 33,1%(all. A pag 16) che nel progetto definitivo scendeva al 23,9% (REL 006). Approfondiamo. I dati finali sono:

Alternatore

·Potenza netta: 1,85 Mwe (a ddp 6.000 v)

·Energia prodotta (1,85 Mwe x 24 h x 296 gg): 13,1424 Gwhe/anno

Teleriscaldamento

·Energia alla rete : 5,339 GWht/anno

Riassumendo

25.310 t di legna, bruciando trasformano l'energia dei legami chimici di parte delle molecole che la costituiscono in 74,573384 GWh (= 2.540.000 kcal/t x 0,00116 KWh/kcal x 25.310 t)(in cui :1 GWh = 1 KWh/1.000.000 - 2.540 kcal/q = P.C.I. medio legna vergine)

5,339 GWht sarebbero resi alla rete del teleriscaldamento

12,817 GWhe sarebbero resi alla rete Enel

In totale si utilizzerebbero 18,156 GWh(t+e)

Il rendimento teorico complessivo sarebbe del 24,35 %, (17,18 % elettrico, 7,17 % termico) inferiore al rendimento solo elettrico di qualsiasi centrale termica che transiti, di conseguenza, attraverso un ciclo termodinamico.

Un impianto con questo sbilanciamento verso la produzione elettrica non può considerarsi cogenerativo, oltre che per buon senso, anche per come viene definito dall'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas nella Del.n° 42/02. Il PEAR (Piano Energetico Ambientale della Regione Liguria) del resto, ipotizza un rendimento energetico, per impianti di cogenerazione, del 45% termico e del 20 % elettrico, per un totale del 65 % (tab. 27, pag. 99). (Altre centrali cogenerative a biomasse superano sensibilmente il 65 % di rendimento termico, come è giusto per giustificarne davvero l'impiego.).

Secondo il PEAR, inoltre, nel calcolo del fabbisogno termico, in presenza di distribuzione di metano, si deve considerare solo l'utenza pubblica (2.2.3.1.4 pag. 100), che, nel nostro caso, richiede una potenza di 1,2 MWt forniti per 1.500 ore pari a 1.800 MWht; ma anche considerando gli 85 utenti privati ipotizzatiper una potenza termica richiesta di circa 1,9 MWt fornita per 1.500 ore, pari a 2.850 MWht, il fabbisogno di energia di teleriscaldamento risulterebbe di 4.650 MWht, (inferiore a quello di 5,339 GWht sulla cui base si è calcolato il rendimento). Dalla seguente tabella emerge che, nel caso previsto dal PEAR di considerare solo gli utenti pubblici, il rendimento termico si ridurrebbe ad un misero 2,4 % e con 3.539 MWht dispersi. Consideriamo anche che la ex Caserma Manfredi, in corso di trasformazione in centro polivalente museale, e computata nelle utenze pubbliche che utilizzerebbero il teleriscaldamento, sta attrezzandosi per un impianto a Gasolio (che, ovviamente, potrebbe anche coesistere, come soccorso, al teleriscaldamento, ma ci pare curioso)

pubblico

85 utenti privati

Totale

Fabbisogno teleriscaldamento (MWht)

1.800

2.850

4.650

Rendimento termico centrale (%)

2,4

3,8

6,2

Anche per questo motivo non ci sarebbero i requisiti per l'ammissione al finanziamento Docup Ob. 2 mis 2.3, e neppure per ottenere le agevolazioni previste per gli impianti di cogenerazione.


  1. Provenienza biomassa: per limitrofe si intendono zone da cui far pervenire la biomassa, non tanto economicamente, quanto energeticamente, in modo efficiente ed ecologicamente sostenibile. Ma se per limitrofe si intende entro un raggio geografico, per ipotesi, di 25 km, la biomassa potrebbe provenire tanto da Albenga quanto da Bardineto, dalla valle Roja a Pigna, da Calizzano a Pamparato, per una viabilità non certo adatta al transito di grossi mezzi e con sprechi energetici ingiustificati. (Raggiungere Bajardo in auto da Pieve di Teco - tanto per fare un esempio - richiede più tempo che raggiungere Torino o Genova). Non ci si può riferire ai boschi della sola Valle Arroscia,per i quali la resa storica, a boschi assestati con turni medi di 25 anni, si aggira sui 500 qli/ha, con precipitazioni, su base storica, intorno ai 1200-1500 mm/anno: l'attuale drammatico trend di riduzione quantitativa e grave peggioramento distributivo della piovosità, con conseguente maggiore erosione del suolo forestale accresciuto dalla maggiore viabilità forestale necessaria, dalle enormemente superiori superfici sottoposte al taglio e dalla fortemente diminuita distribuzione degli eventi piovosi nel corso dell'anno, ridurranno evidentemente gli accrescimenti, portando, verosimilmente, a provvigioni medie, a 25 anni di turno, intorno ai 300 qli/ha.E'evidente che i dati riportati nei progetti (PP, relazione tecnica pp.13-14) che indicano 1500-1200 qli/ha sono fuori misura. Si aggiunga che il 18,5 % della materia prima disponibile in ambito pubblico è classificata “castagno ceduato”, biomassa di scarsissimo potere calorifico e come tale di dubbia utilizzazione per l’elevato rapporto costi/benefici.

Ci pare, dunque, che rispondere a tali nostre osservazioni senza confutarle nel merito,puntualmente e sulla base di documenti, non dia dimostrazione di chiarezza e di certezza del diritto; chiariamo: non avremmo, ovviamente, nulla da eccepire se ci venisse evidenziato che quanto da noi estratto dalla documentazione sottoposta agli organi elettivi comunali è difforme rispetto a quanto giunto agli uffici regionali; oppure che per un errore di copiatura quanto da noi letto non vi corrisponde, o, ancora, che abbiamo letto o capito male. Ma,se il Sindaco del Comune di Pieve di Teco afferma che non esiste rete di metanizzazione in data successiva alla inaugurazione della stessa, da Egli stesso effettuata, vorremmo ci venisse dimostrato il contrario, oppure che venisse chiesto al primo cittadino, quanto meno, un chiarimento.

ILLAZIONI

Inoltre, anche se è solo un’ipotesi, non si può escludere che dietro il progetto di centrale a biomasse di Pieve di Teco si celi la volontà di realizzare in futuro un termovalorizzatore, e non mancano certo gli indizi in questo senso:

Da anni la Provincia di Imperia deve risolvere il problema dei rifiuti, puntando ad oggi proprio sul termovalorizzatore senza però aver ancora trovato un sito definitivo. Certo che se l’impianto di Pieve di Teco si dimostrasse antieconomico dopo aver speso tre milioni di euro...

La Regione Liguria che nonostante le incongruenze, i ritardi, le difformità del progetto della CMAVA continua a sostenerlo con il rischio di mandare in fumo oltre il 50% dei fondi Docup Ob. Mis 2.3.

La CMAVA che vuole realizzare una centrale a biomassa agro-forestale ma prevede l’utilizzo di tecnologie in grado di bruciare anche CDR, nonostante ciò, allo stato attuale, non sia consentito e comporti un notevole aumento di spesa.

Queste ultime sono, e siamo i primi a riconoscerlo, valutazioni discrezionali delle quali si può forse non tener conto, ma alle quali sarebbe opportuno fornire una risposta Politica.

Le nostre obiezioni si riferiscono al progetto presentato, indipendentemente dai possibili sviluppi futuri, e quindi volendo valutare la risposta dell’Assessore evidenziamo che:

1.L’uso di biomassa forestale non è sovrapponibile tout-court con altre fonti rinnovabili quali sole, acqua, vento, in quanto la combustione anche di una fonte considerata a bilancio nullo di CO2 (e solo sul lungo periodo) non è priva di ricadute inquinanti come gli ossidi di azoto o le PM10 e le ancor più pericolose PM2,5.

2.E'vero che il PEAR prevede di arrivare ad installare una potenza di 150 Mwt da biomassa per cogenerazione, ma con alcune accortezze:

a) valutazione in primo luogo della disponibilità del metano in quanto riduce il bacino di utenza ai soli edifici pubblici o collettivi (pag 98)

b)la taglia di impianto deve essere compatibile con la disponibilità areale di biomassa e con le utenze energetiche (pag 98)

c) il PEAR privilegia gli impianti per la produzione di calore e non per la produzione di elettricità (pag 99)

d) il rendimento energetico ipotizzato nel PEAR per impianti di cogenerazione è del 45% termico e 20 % elettrico (pag 99), mentre i dati ricordati dall’Assessore di 5.339 Mwht/anno e di 12.817Mwhe/anno corrispondono ad un rendimento rispettivamente del 7,17 %termico (o 2,4 %, come sopra visto), e del 17,18 % elettrico, per un totale del 24,35 % (o del 19,58 %).

Questo significa anche che si useranno i boschi per produrre energia elettrica con un notevole deprezzamento del patrimonio boschivo, (3,5 €/qinvece di 8 €/q)

Questa preoccupazione è ben presente nel PEAR (pag 98) dove si dice che “ i provvedimenti tesi a favorire la produzione di elettricità da fonti rinnovabili nel nostro paese…..possono potenzialmente provocare distorsioni nel mercato delle biomasse…”.

Sia chiaro, in ogni caso, infine, che le osservazioni cui da anni aspettiamo una contestazione – o meno - nel merito, nulla hanno a che vedere con una sindrome “NIMBY”, ma tutto hanno a che vedere con la profonda preoccupazione per un utilizzo improprio (inutile e/o dannoso) dei gravissimi problemi ambientali. Molte meno risorse finanziarie utilizzate per solare termico e fotovoltaico, eolico e micro-medio-idroelettrico - ad indiscussa emissione zero - sarebbero molto più appropriate per un territorio come quello della Valle Arroscia. Il comune di Mendatica disporrebbe di discrete risorse in termini di salti d'acqua utilizzabili e tutta la Valle dispone di sistemi di canalizzazioni a scopo irriguo e per forza motrice (frantoi e molini) che sarebbe davvero interessante ripristinare, non solo sul profilo energetico; il tutto con un impatto sull'immaginario collettivo molto più efficace nel promuovere quella sostenibilità ambientale che una valle periferica come la nostra sta disperatamente, anche se un po' tardivamente, inseguendo. E' un campo serio, terribilmente serio, per non essere agito con tutte le accortezze necessarie, anche nei confronti delle popolazioni che offrono, volentieri, le loro risorse ma solo per un garantito e tangibile interesse generale.

ALBERTO GABRIELLI
RESPONSABILE AMBIENTE PRC
FEDERAZIONE DI IMPERIA
Pieve di Teco 2 marzo 2007

NOTE

Prefissi di grandezza:chilo-: k = x 1.000 ; mega-: M = x 1.000.000 ; giga-: G = x 1.000.000.000

Potenza: capacità di produrre energia(es.: W, KW, MW, GW--chilocaloria per ora: kcal/h--cavallo vapore: CV oppure HP)

Conversione: 1 kcal/h = 0,00116 kW

Energia: potenza realizzata per un tempo determinato, atta quindi a compiere un lavoro (es.: chilocaloria: kcal x h/h--chilowattora : kWh

P.C.I. = Potere Calorifico Inferiore – unità di misura: kcal/quantità

(nei combustibili solidi /peso: es. kcal/kg) ;

per la legna il P.C.I. medio è valutato in 2.540 kcal/kg(dalla procedura di screening), pari a (vedi conversione) 2.946kWh/Ton.

Rendimento:rapporto tra energia utilizzabile ed energia prodotta, espresso, generalmente, in %

es.: se per ottenere 20 kWh utilizzabili “brucio” 100 kWh, il rendimento è R = 20/100% = 20 %

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Commenti


Vi proponiamo un articolo di Panorama (13.3.09), scritto da Daniele Martini, che ci fa capire come funzionino le cose in Italia. Pensate che, oltre alle crisi e agli imprenditori poco lungimiranti sulle rinnovabili, ci sono tanti piccoli gruppi di contestatori che stanno riuscendo a bloccare la nascita di impianti ad energia rinnovabile, come centrali a biomasse, centrali eoliche ed idroelettriche.
Date una lettura all’articolo e poi diteci che ne pensate.


"Le centrali a biomasse sono tra gli impianti più innocui sulla Terra. Per produrre elettricità bruciano pezzi di alberi a crescita rapida, come i pioppi, e scarti di potature: tutta roba pulita e rinnovabile. Per i contadini sarebbero un affare, perché trasformano in guadagno il costo dello smaltimento dei residui. Anche per gli abitanti dei comuni interessati potrebbero essere un’opportunità, visto che significano posti di lavoro e spesso sconti sulla bolletta della luce. Eppure, in Italia perfino le piccole e inoffensive centrali a legna sono combattute come il diavolo. Da Atena Lucana, in provincia di Salerno, a Zinasco, nel Pavese, sono 52 gli impianti elettrici di quel tipo contestati.
È un fenomeno nuovo e sconcertante perché le centrali a biomasse, così come le altre a energia rinnovabile (idroelettriche, solari, geotermiche ed eoliche), fino a non molto tempo fa erano considerate virtuose e non solo accettabili ma addirittura richieste, quindi fornite di uno speciale lasciapassare ecologistico, una specie di bollino verde.
Da qualche tempo, invece, gruppi di talebani della «difesa del territorio», spesso minuscoli ma bellicosi, hanno cominciato a trattare da nemiche perfino le energie rinnovabili. Riuscendo a bloccarle, spesso trovando alleati tra politici e amministratori locali, sovente agendo anche a dispetto di questi ultimi, oltre che contro gli ambientalisti più ragionevoli e la maggioranza della popolazione, in genere estranea alle proteste o proprio contraria.
Il cambiamento di approccio è stato colto e censito dal Nimby Forum (”Not in my backyard” significa: non nel mio cortile), organizzazione che da anni tiene sotto osservazione il delicato rapporto tra le comunità da una parte e dall’altra le istituzioni, le aziende e gli enti che promuovono la costruzione delle infrastrutture. Nel rapporto 2008, che viene presentato ufficialmente giovedì 12 marzo e che Panorama ha letto in anteprima, il Nimby Forum ha individuato 67 impianti a energie rinnovabili contestati in Italia, un grosso numero. E una tendenza preoccupante, proprio nel momento in cui si torna a parlare di energia atomica: “L’Italia si avvia verso il più grande caso Nimby mai osservato, quello sul nucleare” prevede Alessandro Beulcke, presidente del Forum.
Fra le strutture combattute ci sono anche nove centrali idroelettriche, quelle con le turbine mosse dalla forza dell’acqua, cinque parchi eolici (energia del vento) e un’installazione geotermica, alimentata con il vapore del sottosuolo. In pratica fra tutte le centrali elettriche osteggiate, circa 100 in totale, con un aumento di oltre 5 punti percentuali in un anno, due su tre sono alimentate con le rinnovabili.
Secondo il rapporto Nimby, proprio l’energia, in particolare quella detta pulita, è diventata il nuovo bersaglio del fronte del no, più dei sistemi di smaltimento dei rifiuti, che hanno tenuto banco in passato. Per la verità le proteste contro discariche e inceneritori sono ancora in cima alla lista, ma non di molto e appaiono in flessione. L’anno passato sul versante dell’immondizia s’è concentrato il 46,2 per cento delle 264 proteste censite, sull’energia il 44,3, ma mentre per i rifiuti le contestazioni dal 2005 a oggi sono calate di 32 punti percentuali, per l’elettricità sono cresciute di una misura analoga.
Il resto delle battaglie del fronte del no (il 10 per cento circa) ha riguardato il variegato universo delle infrastrutture: autostrade, alta velocità, aeroporti, metropolitane, tranvie e trafori.
La guerra totale all’energia è sorprendente per diversi motivi. Prima di tutto per i tempi: le ostilità crescono proprio mentre aumenta la dipendenza italiana dall’estero, ormai arrivata all’85 per cento, con rischi di blackout ricorrenti legati soprattutto all’endemica crisi russo-ucraina per il gas.
Poi c’è l’aspetto economico: le contestazioni proliferano come se l’insufficienza di strutture energetiche non avesse costi per la collettività, circa 21 miliardi di euro in 12 anni, in base a un calcolo dell’organizzazione I costi del non fare, mentre secondo il Nimby Forum le contestazioni interessano la produzione di circa 18 mila megawatt, di cui 1.400 da rinnovabili: in totale circa un quarto della produzione nazionale. Infine è sorprendente constatare come si stia radicando una nuova leva di contestatori fondamentalisti contrari a tutto, senza eccezioni, che vogliono tenere in scacco qualsiasi progetto costringendo l’Italia a procedere a passo lento.
Qualche esempio. Due comitati, l’Amiata Est e l’Amiata Ovest, una quarantina di militanti in tutto, si sono messi in testa di bloccare lo sfruttamento del vapore proveniente dal sottosuolo della montagna grossetana, una risorsa pulita che non costa nulla e con disponibilità illimitata, che si trova sul posto e che per la Toscana è una ricchezza non da poco, perché consente la produzione di oltre un quinto dell’energia elettrica consumata. A pochi chilometri di distanza, a Larderello, i soffioni sono sfruttati da almeno un secolo e sulle stesse pendici dell’Amiata, a Santa Fiora, da più di 40 anni con il vapore si riscaldano serre di fiori che danno lavoro a più di 200 persone e nei salumifici si stagiona la rinomata cinta senese.
La regione, il Comune di Santa Fiora e quelli vicini di Arcidosso e Piancastagnaio 2 anni fa firmarono con l’Enel un atto impegnativo, un protocollo per lo sfruttamento massiccio delle risorse geotermiche, e si aspettavano l’applauso. Invece sono arrivati i fischi dei comitati che stanno bloccando tutto.
A Poggi Alti di Scansano in Maremma, zona di produzione del Morellino, il parco eolico da 20 megawatt installato dalla tedesca Eon ha funzionato per qualche settimana, poi è stato bloccato da un solo viticoltore che si è rivolto al tar sostenendo che le pale degli impianti disturbano gli uccelli e le lepri. Tra ricorsi al Consiglio di Stato, autorizzazioni in sanatoria della regione e carte bollate, l’impianto è fermo da mesi.
L’argomento delle noie alla selvaggina è tra i più usati dagli antieolico. È stato invocato, per esempio, anche a Montebello Ionico, in provincia di Reggio Calabria, dove un progetto di centrale elettrica da 12 megawatt alimentata dal vento è in discussione da 5 anni fra tar e Consiglio di Stato che si sono dovuti pronunciare più volte sulla concessione della Via (valutazione di impatto ambientale). Proprio quando il contenzioso sembrava finalmente risolto, è intervenuta la Lipu (Lega per la protezione degli uccelli) e il progetto è tornato in alto mare.
Sugli Appennini, a Fiastra (Macerata), l’Enel avrebbe voluto installare un impianto da 16 megawatt per sfruttare l’energia del vento, ma i comitati locali tanto hanno fatto che la Regione Marche li ha accontentati usando uno stratagemma: allargando l’area del Parco naturale dei Sibillini fino a comprendere la zona dove dovevano essere installati gli impianti che così sono diventati fuori legge.
A Castellana Sicula e Polizza Generosa, in provincia di Palermo, i comitati del no hanno messo i bastoni tra le ruote perfino a un progetto eolico da 31 megawatt che doveva sorgere accanto a una discarica di rifiuti. La costruzione dell’impianto è stata bloccata dalla soprintendenza con una motivazione esilarante: la struttura non deve essere realizzata perché produce un impatto negativo sul paesaggio circostante, cioè deturpa i cumuli di immondizia.
Di fronte a queste contestazioni assurde e paralizzanti, qualche azienda comincia a rispondere a muso duro. Succede per esempio ad Aprilia, in provincia di Latina, dove la società Sorgenia del gruppo Cir (famiglia De Benedetti) vorrebbe impiantare una centrale da 750 megawatt (400 milioni di euro di investimento), alimentata a gas, combustibile un tempo considerato buono dagli ambientalisti. Contro l’impianto si è scatenato il finimondo e le proteste dei “no turbogas” sono state sposate dal sindaco, Calogero Santangelo, udc, sostituito di recente da un commissario. Dopo anni di tira e molla, i dirigenti della Sorgenia, esasperati, hanno chiesto i danni all’ex primo cittadino e al dirigente dell’ufficio comunale di urbanistica.
CENTRALI VERDI MA NON AMATE Ecco l’elenco degli impianti a fonti rinnovabili contestati nel corso della quarta edizione del Nimby Forum:
CENTRALI A BIOMASSE
Atena Lucana (Sa)
Bando (Fe)
Borgo a Mozzano (Lu)
Borsea (Ro)
Bugnara (Aq)
Cairate (Va)
Calimera (Le)
Campi Salentina (Le)
Campiglia (Li)
Caresana (Vc)
Casarano (Le)
Castellanza (Va)
Castiglion Fiorentino (Ar)
Conselice (Ra)
Conselve (Pd)
Fasano (Br)
Fermo (Ap)
Ferriere (Pc)
Fusine (So)
Gradisca (Go)
Guarcino (Fr)
Jesi (An)
Laveno Mombello (Va)
Lomello (Pv)
Lusurasco (Pc)
Martignana di Po (Cr)
Matera
Mercure (Pz)
Molfetta (Ba)
Nogara (Vr)
Orvieto (Tr)
Ospital Monacale (Fe)
Pieve di Teco (Im)
Poggetti Nuovi (Gr)
Pontecorvo (Fr)
Romanengo (Cr)
Russi (Ra)
San Benedetto Po (Mn)
San Salvatore Telesino (Bn)
San Vito dei Normanni (Br)
Santa Sofia (Fc)
Schieppe di Orciano (Pu)
Solarolo (Cr)
Sommatino (Cl)
Staranzano (Go)
Teana (Pz)
Torri a Mezzano (Ra)
Tortona (Al)
Trivento (Cb)
Vigevano (Pv)
Voltaggio (Al)
Zinasco (Pv)
GEOTERMICHE
Monte Amiata (Gr)
Rivolta d’Adda (Cr)
San Lorenzo di Sebato (Bz)
PARCHI EOLICI
Marianopoli (Cl)
Salice Salentino (Le)
Scansano (Gr)
Termoli off-shore (Cb)
Valli Idice Sillaro (Bo)
CENTRALI IDROELETTRICHE
Confiente (Pc)
Feltre (Bl)
Ferriere (Pc)
Fiume Veneto (Pn)
Fivizzano (Ms)
Galatro Giffone (Rc)
Mules (Bz)
...ora ditemi voi che ne pensate...
Giulia Bruno

Pubblicato da Antonio il 08/09/2009 21:47:03


In una delle tante assemblee e riunioni che si sono tenute a Pieve di Teco ho appreso che l'autore dell'articolo ha redatto i piani di utilizzo del bosco dei comuni di Pieve di Teco Pornassio e Montegrosso.Ciò finalizzato a ricavare del reddito dal bosco stesso.
ED E'PROPRIO CONTENUTA IN QUESTO PIANO LA PROPOSTA DI COSTRUIRE UNA CENTRALE A BIOMASSE A PIEVE DI TECO.
Per tutto questo lavoro,ovviamente, risulta sia stato pagato dalla Regione Liguria. Sarebbe pertanto corretto che questo Signore nel fare commenti e illazioni di ogni genere indicasse anche l'importo della sua parcella oppure smentisse se ciò non è vero.

Pubblicato da amoregti il 11/01/2008 18:16:35