Il drammatico caso del cane morto ad Ospedaletti dopo essere caduto da un terrazzo, rimasto agonizzante per ore, nonostante la richiesta di soccorsi da parte dei Carabinieri subito accorsi sul posto ai due veterinari intervenuti, prestazione negata, come parrebbe, a causa di un disguido di ordine burocratico (il cane avrebbe potuto essere curato solo se fosse stato randagio e non di privati), oltre a rappresentare un grottesco caso di interpretazione delle norme “all’italiana”, mette in luce la carenza di rispetto delle leggi vigenti da parte degli enti competenti in materia di benessere degli animali.

La morte del cane, di cui abbiamo avuto notizia in questi giorni, non rappresenta, purtroppo, un episodio isolato che ha visto, per grande sfortuna del malcapitato, un incredibile ed insopportabile connubio di dubbia deontologia e di fredda burocrazia, ma costituisce l’ultimo caso di una lunga serie di cui non tutti siamo a conoscenza semplicemente perché non sono stati sottoposti all’attenzione pubblica da parte degli organi di stampa.

Fatto sta che questo ultimo episodio è stato davvero insopportabile e per questo mi sono convinta che tutto non potesse finire con una semplice manifestazione di disapprovazione per l’accaduto, ma che dovesse costituire lo stimolo per fare qualcosa di più .

Mi rivolgo, pertanto, principalmente agli Enti Locali per chiedere, finalmente, a distanza di sei anni dalla sua approvazione, la piena applicazione ed il rispetto per la legge regionale sul randagismo e gli animali d’affezione (legge 23 marzo del 2000).

Leggendo attentamente questa legge, si può, infatti, facilmente osservare quanto sia ad oggi ancora inapplicata in alcuni suoi aspetti essenziali.

Sul caso, ad esempio, di animali feriti, io credo, infatti, che la soluzione sia da ricercarsi nell’apertura di un pronto soccorso per animali 24 ore su 24, così come avviene per gli esseri umani.

Infatti, sono a conoscenza di più casi in cui, specialmente in occasione di festività, non sia stato possibile reperire alcun veterinario, nonostante si trattasse di privati disposti a pagare anche profumatamente affinché i propri animali potessero ricevere le cure necessarie, animali,il più delle volte, morti dopo atroci sofferenze.

Io trovo tutto ciò indegno per un Paese civile.

E poiché la legge regionale 23 marzo 2000 recita all’art. 4 che i Comuni singoli o associati e le Comunità Montane

“attivano, in collaborazione con l'ASL competente per territorio, poli di emergenza veterinaria idonei a svolgere servizio di pronto soccorso per animali feriti, traumatizzati o malati da realizzare presso i ricoveri o presso studi medici veterinari convenzionati, ivi compreso il servizio di trasporto dell'animale ferito o malato anche tramite convenzioni”,

credo che tutte le associazioni animaliste della Provincia di Imperia debbano farsi parti diligente affinché l’Asl attivi al più presto un servizio di pronto soccorso nei propri ambiti territoriali.

Solo così gli animali feriti potranno aver la certezza di essere curati, senza prima aver mostrato il tesserino attraverso il quale poter attestare di essere animali randagi e non privati.

VALERIA FARALDI

PRESIDENTE ENPA - SEZIONE IMPERIESE