In questi giorni la stampa locale, tra una notizia sul Festival e l’altra, si è occupata anche del bilancio previsionale del Comune di Sanremo per l’anno 2006.

Così abbiamo potuto apprendere due notizie e cioè che il nostro bilancio subirà considerevoli tagli a causa degli effetti della Finanziaria e che anche quest’anno nel nostro Comune non verrà attuata la formula del “bilancio partecipativo”.

Qualche mese fa (era il dicembre 2005), sul quotidiano telematico “Sanremonews”, l’Amministrazione Borea dichiarò che stava attuando il cosiddetto “bilancio trasparente”, che sarebbe consistito nel diffondere un opuscolo in cui sarebbero state fornite indicazioni sulle principali entrate dell’Ente, sulle spese per l’erogazione di servizi alla collettività e sulle opere pubbliche previste nel corso dell’anno.

Secondo l’amministrazione Borea tale opuscolo sarebbe stato inviato a tutte le famiglie sanremesi e tale iniziativa avrebbe rappresentato “il primo passo verso la costruzione di un vero e proprio bilancio sociale e partecipativo, che avrebbe dovuto essere realizzato nell’anno 2006”.

Ora, oltre al fatto che per quanto mi concerne nessun opuscolo è stato inviato alla mia famiglia, né sono a conoscenza di famiglie sanremesi che lo abbiano ricevuto, il bilancio previsionale per l’anno 2006 ha iniziato l’iter per la sua approvazione ed è, evidentemente, un bilancio tradizionale che nulla ha a che vedere con la formula del “bilancio partecipativo”.

Io penso che le dichiarazioni di alcuni esponenti della giunta Borea a tal proposito rivelino, in realtà, molta confusione sul significato di “bilancio partecipativo”.

Quanta buona fede ci sia in tanta confusione non saprei, ma sicuramente, i sanremesi non sono stupidi e sanno che quando si parla di bilancio partecipativo si deve intendere reale partecipazione da parte dei cittadini che, dopo aver individuato le priorità di bilancio, le indicano agli amministratori i quali devono saperle tradurle in altrettanti capitoli di spesa.

Il bilancio partecipativo non può, insomma, certamente intendersi né come opuscoli nei quali si illustra a posteriori il bilancio dell’esercizio precedente (le delibere, peraltro, sono pubbliche e gli organi di stampa locali, normalmente, informano i cittadini sul bilancio comunale), né, ancor meno, in semplici incontri con il variegato mondo dell’associazionismo o sindacale al quale chiedere opinioni senza poi coerentemente tenerne conto.

Nulla di tutto questo ha a che fare con il “bilancio partecipativo” che, nelle diverse esperienze felicemente realizzate ad oggi in alcuni comuni italiani (Grottammare, XI Municipio di Roma, Pieve Emanuele; Vimercate, Piacenza, Monterotondo), ha rappresentato un reale strumento di partecipazione attraverso il quale si sono incontrati amministratori ed amministrati, proposte individuali e collettive, problemi e soluzioni ed ha rappresentato, insomma, un reale momento di incontro tra eletti e base popolare, laddove le priorità dello strumento economico (il bilancio previsionale appunto) vengono individuate ed indicate dai cittadini tutti.

Doppia confusione, insomma, sia rispetto a quelle dichiarazioni della giunta Borea sul cosiddetto “bilancio trasparente”, con riferimento alla distribuzione dell’opuscolo, sia, ed ancora di più, per quanto concerne l’imminente tradizionale bilancio previsionale 2006 erroneamente e strumentalmente definito bilancio sociale e partecipativo.

Per parlare, infatti, in modo non superficiale di bilancio partecipativo, al di là di qualsiasi forma l’Amministrazione comunale avesse voluto adottare (comitati di quartiere, consulte, forum, assemblee di cittadini, nuovo ruolo dei consigli di circoscrizione…), la giunta Borea avrebbe dovuto mettersi in moto almeno già da un anno, in quanto il ciclo del bilancio partecipativo si articola in tre fasi che, temporalmente, affinché si possa lavorare in modo proficuo, dovrebbero corrispondere ai seguenti periodi:

a) primo momento dell’emersione del bisogno (marzo-luglio);

b) costruzione del piano operativo della risposta (settembre-ottobre);

c) consuntivo (gennaio-febbraio).

Anzi, in realtà, poiché il bilancio partecipativo faceva parte del programma elettorale del sindaco Borea, attraverso il quale riuscì a catturare numerosi consensi dell’elettorato di sinistra, molto sensibile a questa tematica, l’Amministrazione Borea avrebbe dovuto mettersi in moto già dal momento del suo insediamento. Invece, per il secondo anno consecutivo, tale promessa elettorale non verrà mantenuta.